Altopiano dei sette comuni

Enego, ennesima predazione di lupi, questa volta alla Piana di Marcesina

Il fenomeno, sempre più frequente, ha iniziato a minacciare la vita nei paesi dell'Altopiano. Trettenero: "Bisogna passare dalle parole ai fatti. Non c'è tempo da perdere"

Enego, ennesima predazione di lupi, questa volta alla Piana di Marcesina
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La scorsa notte, tra lunedì 8 e martedì 9 luglio 2024, i lupi hanno assalito un altro allevamento, questa volta sulla Piana di Marcesina, a Enego. Un problema che non può più essere ignorato (in copertina: immagine di repertorio).

Un'altra manza sbranata dai lupi

Una nottata difficile, quella tra l'8 e il 9 luglio, quando gli allevatori della Piana di Marcesina si sono messi all'inseguimento di un branco di lupi, al fine di proteggere il bestiame dall'ennesimo attacco. Purtroppo, a rimetterci è stata una delle manze.

Un problema che sta sempre più preoccupando i Comuni dell'Altopiano dei Sette Comuni, quello delle predazioni dei lupi. Ad oggi, abbiamo registrato più della metà degli assalti, rispetto all'anno scorso. E chiaramente, non può essere più ignorato, data l'evidente minaccia alla vita nei paesi dell'Altopiano, nonché al turismo e agli allevamenti.

Dati gli episodi sempre più frequenti, è stato incontro tra il Prefetto di Vicenza, Salvatore Caccamo, e 4o Sindaci, oltre a veterinari e rappresentanti delle Unioni Montane e della Lega Anti Vivisezione, nel tentativo di trovare una soluzione comune al fenomeno. Ne abbiamo parlato nel seguente articolo.

Altri tre assalti

Oltre a Enego, sono stati registrati altre due predazioni. La settimana scorsa, presso la Malga Erio nel Comune di Roana, un branco di lupi ha attaccato un'altra mandria, sbranando una vacca gravida.

Lo scorso 3 luglio, invece, sono stati registrati altri due attacchi. Il primo alla malga Ronco Carbon di Gallio, dove a essere vittima è stata un'altra manza. Il secondo, infine, alla malga Campedello sul monte Novegno, nel Comune di Schio, dove a rimetterci è stata una vitella.

 

Il commento di Confagricoltura

In merito a questi recenti episodi, anche il Presidente di Confagricoltura, Anna Trettenero, ha voluto sottolineare la necessità di un intervento da parte delle istituzioni.

"Bisogna passare dalle parole ai fatti. Non c’è tempo da perdere. Ogni giorno, sull’Altopiano di Asiago, i nostri allevatori perdono bestiame ad opera del lupo. [...] La riunione organizzata dalla Prefettura e dalla Provincia, alla presenza dei sindaci interessati dal problema del lupo - continua Trettenero - è un segnale di attenzione che accogliamo con favore".

Anna Trettenero

"I numeri emersi sono allarmanti: 80 lupi suddivisi in sette branchi nel Vicentino, 60 attacchi nei primi mesi di quest’anno che corrispondono al doppio di quelli dello stesso periodo dell’anno scorso. Ora, però, bisogna agire e trovare soluzioni da adottare nel più breve tempo possibile".

"Dal silenzio assordante del passato e dalla negazione di un problema grave che abbiamo più volte denunciato, si è passati alla consapevolezza di un fenomeno esteso che sta minando l’attività d’alpeggio, l’allevamento, il turismo e la vita dei paesi della nostra montagna. Servono azioni per la salvaguardia dei cittadini e dell’economia del territorio montano, prendendosi la responsabilità di decisioni anche scomode".

 

Su questo, anche Marco Rigoni, allevatore di Confagricoltura Vicenza, ha voluto lanciare un appello per trovare una soluzione al problema.

"Di una mia vitella limousine di un anno non è rimasto quasi nulla. È stato devastante, ieri pomeriggio, trovare in mezzo all’erba solo le sue ossa", afferma l'allevatore, che ha portato di recente dieci cavalli e 115 manze a Malga Porta Manazzo (a Canove).

"A Roana, qualche giorno fa, ha fatto la stessa fine una vacca gravida di otto mesi, di proprietà di un mio amico ma gestita da noi. Da quando siamo arrivati è una carneficina: dal 10 giugno, sull’Altopiano, si contano già più di una dozzina di bestie sbranate. Non possiamo più andare avanti così. O si fa qualcosa, oppure ce ne andremo a casa, scaricando le malghe tre mesi prima del previsto".

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