Cronaca
Asiago

“Cercansi commesse diciottenni libere da impegni familiari”: multa da 7mila euro ai titolari

Sono stati sanzionati dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza, che gli hanno contestato la violazione dell'articolo 27 del Codice delle Pari Opportunità.

“Cercansi commesse diciottenni libere da impegni familiari”: multa da 7mila euro ai titolari
Cronaca Altropiano di Asiago, 04 Maggio 2022 ore 15:58

I titolari di un esercizio commerciale di Asiago che nei giorni scorsi aveva affisso in vetrina l'annuncio "Cercansi commesse diciottenni libere da impegni familiari" sono stati sanzionati dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza, che gli hanno contestato la violazione dell'articolo 27 del Codice delle Pari Opportunità (divieto di discriminazione all'accesso al lavoro).

“Cercansi commesse diciottenni libere da impegni familiari”

In ragione della natura discriminatoria di un annuncio che poneva quale requisito d'accesso al lavoro distinzioni di sesso, età e condizione familiare, entrambi i legali rappresentanti sono stati sanzionati per un totale di circa 7 mila euro.

L'azione ispettiva è tanto più importante poiché estende i confini garantiti anticipando la tutela antidiscriminatoria anche al periodo precedente l'accesso al lavoro in linea con la previsione dell'25 del Codice delle Pari Opportunità -come modificato dalla Legge 162/2021 – che include espressamente, tra i comportamenti suscettibili di integrare la discriminazione diretta, anche quelli che attengono criteri di selezione (i candidati e le candidate in fase di selezione del personale"). Il direttore dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, Bruno Giordano ha affermato:

"Tolleranza zero per ogni forma di discriminazione. Non si tratta solo di sanzionare; dare lavoro discriminando in base al genere, all'anagrafe, alle condizioni di vita o alle opinioni offende tutti noi. Non basta il rigetto di queste pratiche. Se a distanza di 52 anni dall'entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori dobbiamo intervenire per episodi simili, vuol dire che dobbiamo ancora professare la cultura del rispetto, prima ancora del diritto del lavoro".

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