“La transizione ecologica può rafforzare l’industria europea o trasformarsi in un vantaggio per i produttori extraeuropei. L’obiettivo è coniugare decarbonizzazione, crescita, occupazione e manifattura europea”, dichiara nella giornata di mercoledì 1 luglio 2026 l’europarlamentare Elena Donazzan, vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE), commentando la proposta di Assoclima.
“Una proposta concreta, che nasce dall’esperienza diretta delle imprese – aggiunge la rappresentante politica – Made in Europe deve significare produzione, lavoro e valore aggiunto europeo: rafforzamento della manifattura, riduzione delle dipendenze da Paesi terzi, sicurezza economica e difesa del know-how industriale. Le regole comunitarie non possono mettere sullo stesso piano chi produce realmente in Europa e chi si limita a beneficiare di accordi commerciali”.
I numeri di un settore manifatturiero strategico
La filiera HVAC italiana conta oltre 12.000 addetti diretti e 4,5 miliardi di euro di fatturato, con Assoclima che rappresenta oltre l’85% del settore; la filiera impiantistica vale 110,8 miliardi di euro e occupa oltre 400.000 persone.
Nelle pompe di calore, il 59% dei componenti principali è già prodotto in Italia e l’87% in Europa. Secondo Assoclima, il 42% delle aziende aumenterebbe la capacità produttiva oltre il 20% e 4 su 10 prevedono investimenti oltre il 30% entro il 2027; entro il 2030 serviranno circa 40.000 nuovi installatori qualificati.
VIDEO:
L’ostacolo dei tempi burocratici per le imprese
“Oggi il principale ostacolo non è tecnologico ma burocratico – spiega la vicepresidente di commissione – i ritardi autorizzativi si traducono in investimenti, occupazione e competitività rinviate”. Il tempo medio per autorizzare un capannone industriale si attesta a 198 giorni in Italia, contro 110 nel Regno Unito, 88 in Irlanda, 40 in Svezia e 30 a Malta.
“Guardiamo con attenzione all’Industrial Accelerator Act, che prevede procedura unica, sportello unico e verifica documentale entro 45 giorni. Il Net-Zero Industry Act aveva introdotto i point of contact, ma in molti Stati membri, Italia compresa, non sono ancora operativi. Le imprese sono pronte: ora tocca alle istituzioni”, conclude l’esponente di Fratelli d’Italia – Ecr.