Pro domo sua

Fratelli d’Italia su inchiesta Hamas: “Revocare deleghe a consigliere centrosinistra di Thiene”

Il Consigliere alle politiche giovanili di Thiene, indispettito dall'indagine che scopre i pro-pal

Fratelli d’Italia su inchiesta Hamas: “Revocare deleghe a consigliere centrosinistra di Thiene”

La Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova è convinta d’aver scoperchiato il vaso nel quale Hamas custodiva i finanziamenti che le provenivano dall’Italia, ed ha arrestato nove persone nel corso di 17 perquisizioni effettuate in diverse regioni italiane nel corso dell’operazione denominata “Domino”.

“Revocare deleghe a consigliere del centrosinistra di Thiene”

Mohammad Hannoun, legale rappresentante dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, strettamente collegato all’organizzazione terroristica Hamas, è tra gli arrestati per finanziamento di attività terroristiche mascherate da iniziative umanitarie.

Le perquisizioni hanno portato alla luce contante per oltre 1milione di euro tra Roma, Genova, Milano e Sassuolo dove in un box erano stati nascosti 560mila euro.

La Digos, inoltre, ha scoperto tre computer “murati” in un appartamento occupato da uno studente a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi, oltre a chiavette USB e altri supporti informatici dai quali si ritiene poter ricostruire parte dei flussi finanziari.

Per timore di controlli, peraltro, Hannoun, Abu Falastine ed altri denunciati avrebbero cancellato file e ricevute dai computer delle associazioni come confermato da una intercettazione nella quale Falastine afferma di aver eliminato tutta la documentazione, conservandone però una copia su un hard disk esterno lasciato a un “amico di fiducia”.

Insomma, si tratterebbe di una vera e propria rete europea di supporto finanziario alle brigate di Al Qassam, e in almeno un episodio anche a Hezbollah.

Dietro alle tante e tante iniziative paludate per caritatevoli, verso Gaza la moneta sonante viaggiava nel “doppio fondo” degli aiuti umanitari, oltre che per banca con “donazione” per causale.

Le indagini e le reazioni politiche

Oltre agli arrestati, gli indagati sarebbero altre decine inclusi familiari di Hannoun, accusati di essere consapevoli della reale destinazione dei fondi.

L’inchiesta ha avuto anche risvolti politici: esponenti del centrodestra hanno chiesto chiarimenti al Governo, mentre dalle opposizioni sono arrivate accuse di strumentalizzazione. Il dibattito si inserisce in un clima di forte tensione legato al conflitto israelo-palestinese.

A Thiene intanto

Politico è anche il caso scoppiato a Thiene dove Fratelli d’Italia ha chiesto la revoca delle deleghe assegnate al consigliere della maggioranza di Centrosinistra Alaeddine Kaabouri che sui social ha pubblicato:

“Dichiarazioni incompatibili con un ruolo istituzionale”.

Il consigliere (con anche delega alle politiche giovanili), infatti, avrebbe espresso solidarietà a Mohammad Hannoun pubblicamente.

Nella sua pagina Facebook dal significativo titoloUndreground resistance” peraltro, Alaeddine pare essere organizzatore di manifestazioni Pro-pal come la fiaccolata dello scorso febbraio a Thiene e sostenitore dell’Associazione “Centro Culturale Il Futuro” con sede a Thiene in via del Rosario dove si organizzano corsi di lingua araba e si socializza tra immigrati.

 

Le difese che Kaabouri ha preso per Hannoun e le altre persone finite nella rete della Digos, non potevano lasciare indifferenti gli esponenti di Fratelli d’Italia, che hanno chiesto al sindaco dem Gianantonio Michelusi di revocare le deleghe al consigliere e prenderne le distanze.

Mentre Hannoun e soci tenevano i comportamenti che li hanno posti all’attenzione dell’Antiterrorismo, infatti,  Kaabouri non pareva vederci niente di male, anzi avrebbe definito l’indagine:

“Una nuova operazione repressiva condotta da polizia e guardia di finanza sotto la regia del governo Meloni e del ministro Piantedosi”.

Ha anche rincarato la dose, il nostro consigliere secondo il quale:

“In Italia la solidarietà al popolo palestinese viene trattata come un crimine”.

Un giudizio che ha provocato l’immediata protesta della minoranza di centrodestra.

Da Roma, Silvio Giovine

Tra i primi a prendere posizione è stato Silvio Giovine, deputato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia che anche a noi ha confermato:

“Le affermazioni diffuse da un consigliere comunale di maggioranza, per di più con deleghe ai giovani, sono gravissime e inaccettabili per chi ricopre un ruolo istituzionale”.

Insomma, si tratterebbe di responsabilità che il consigliere si deve prendere perché non è alla gioventù italiana che si dovrebbero additare i tagliagole travisati ed in bandana nero verde.

Per Silvio Giovine, non si tratta di mero diritto di opinione:

“Rivendicare solidarietà politica verso una persona arrestata per accuse di questa gravità, presentandola come vittima di repressione, è incompatibile con qualsiasi incarico istituzionale”.

Il commento del parlamentare vicentino si fa più generale, poi, quando chiede una seria riflessione e rimprovera quella parte della sinistra che da tempo legittimerebbe una “galassia estremista” e che ora, complice il Sindaco, parrebbe fare presa dalle parti di Thiene:

“Non può far finta di nulla. Servono una presa di distanza immediata e la revoca delle deleghe”.

Silvio Giovine

Da Venezia, Francesco Rucco

Sollecitato sull’argomento anche il Vice Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Francesco Rucco (FdI), questi ci ha risposto come di seguito riportato, premettendo che:

“Sulla politica internazionale la sinistra locale continua a scivolare. Ai cittadini servono amministratori concentrati sul territorio”.

Come la pensa lei sul caso del consigliere comunale di maggioranza Alaeddine Kaabouri, che ha espresso solidarietà a Mohammad Hannoun, arrestato con accuse gravissime di finanziamento al terrorismo di Hamas?

“Il caso emerso a Thiene non è purtroppo un episodio isolato, ma l’ennesima dimostrazione di una ambiguità politica diffusa in una parte della sinistra amministrativa, che nel tentativo di guadagnare consenso su temi delicati come la politica internazionale finisce per scivolare pesantemente, perdendo il senso del ruolo istituzionale”.

“Definire un’operazione antiterrorismo come “repressione politica” o sostenere che “la solidarietà venga trattata come un crimine, non è una semplice opinione personale: è una presa di posizione irricevibile che delegittima lo Stato, le forze dell’ordine e la magistratura, ed è incompatibile con chi rappresenta le istituzioni, a maggior ragione se ha deleghe rivolte ai giovani”.

Francesco Rucco, si toglie anche un altro sassolino dalla scarpa:

“La vicenda mi riporta ad un déjà vu, quando il sindaco Giacomo Possamai, ha ritenuto opportuno invitare Francesca Albanese elevandola a simbolo politico e morale. Anche in quel caso, più che prudenza e equilibrio, hanno prevalso l’approccio ideologico e la ricerca di visibilità, con risultati quantomeno discutibili”.

Secondo Rucco, il punto politico è netto:

“I cittadini non chiedono ai sindaci o ai consiglieri comunali di improvvisarsi analisti geopolitici o paladini di cause internazionali, ma amministratori capaci, seri e concentrati sul territorio, sui servizi, sulla sicurezza, sulla qualità della vita. Quando si perde questo focus, il rischio non è solo l’errore politico, ma il danno alla credibilità delle istituzioni”.

Francesco Rucco con Elena Donazzan alla vigilia delle elezioni Regionali

Rucco chiude:

“La solidarietà umanitaria va sempre tutelata, ma non può mai diventare un alibi per ambiguità verso il terrorismo o per attacchi allo Stato. Su questi temi serve responsabilità, non slogan. E soprattutto serve ricordare che amministrare una città non è fare militanza, ma prendersi cura di una comunità”.