La tenuta del comparto manifatturiero continentale è a un punto di svolta critico. Nella giornata di martedì 5 maggio 2026, a margine di un vertice istituzionale tenutosi presso la capitale belga con i delegati del network ESN e i vertici di colossi quali ArcelorMittal e ThyssenKrupp, la vicepresidente della Commissione Industria del Parlamento europeo, Elena Donazzan, ha lanciato un monito circa il pericolo di una cessazione definitiva delle attività per numerose realtà del settore. Secondo l’esponente politica, l’assenza di interventi strutturali coordinati tra gli Stati membri potrebbe innescare una fase di desertificazione industriale senza precedenti per l’Unione Europea.
Allarme degli industriali e mobilitazione della filiera
La situazione di sofferenza del comparto ha raggiunto l’apice con la mobilitazione di mercoledì 28 aprile 2026, data in cui si è registrato uno sciopero degli industriali. In quell’occasione, i proprietari delle aziende hanno interrotto i cicli produttivi per segnalare l’insostenibilità dei costi e della pressione esterna. La rappresentante di Fratelli d’Italia ha evidenziato come questo evento rappresenti un segnale univoco: senza l’inclusione di prodotti lavorati e semilavorati nei protocolli di tutela, la chiusura degli stabilimenti diventerà un’opzione inevitabile per molti titolari d’impresa.
Concorrenza asiatica e distorsioni del mercato globale
Il nucleo della criticità risiede nelle politiche commerciali adottate da Pechino. La Cina, soggetta a restrizioni sull’esportazione di materia prima, ha riconvertito il flusso commerciale verso l’Europa saturando il mercato con semilavorati a prezzi ribassati del 40% rispetto alla media continentale. Questo fenomeno di dumping economico sta rendendo impossibile la competizione per i trasformatori europei. L’eurodeputata ha ribadito che limitarsi a proteggere l’acciaio grezzo è inutile se non si estendono le misure di salvaguardia a chi acquista e lavora il metallo lungo tutta la catena del valore.
Impatto sulla transizione energetica e autonomia strategica
Il declino della siderurgia interna non minaccia solo l’occupazione, ma mette a repentaglio gli obiettivi della transizione ecologica. L’acciaio è infatti una componente essenziale per lo sviluppo della mobilità elettrica e delle infrastrutture legate alle energie rinnovabili. Senza una produzione domestica forte, l’Europa perderebbe la propria autonomia strategica, diventando totalmente dipendente da fornitori extra-UE. La parlamentare ha sottolineato che il settore non richiede sovvenzioni dirette, bensì una cornice normativa certa e regole di ingaggio paritarie rispetto ai competitor globali.
Coordinamento tra Governo italiano e istituzioni comunitarie
Sul fronte interno, è stato accolto con favore l’avvio di un tavolo di crisi promosso dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Tuttavia, l’azione nazionale deve necessariamente confluire in una strategia più ampia. L’appello lanciato ai governi dell’Unione mira alla creazione di una coalizione tra Stati membri che porti il dossier della filiera siderurgica sul tavolo del Consiglio europeo. L’obiettivo finale rimane la difesa di un’architettura industriale che gli operatori economici definiscono pilastro insostituibile dell’economia comunitaria.