Rabbia e delusione

Emergenza sanitaria, lettera di fuoco del Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino

"Esprimiamo sconcerto per come Regione e Azienda Ulss 7 Pedemontana hanno affrontato la pandemia".

Emergenza sanitaria, lettera di fuoco del Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino
Politica Vicenza, 14 Novembre 2020 ore 11:28

Una lettera di fuoco quella che i referenti del Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino hanno scritto e inviato ai responsabili di Regione e Azienda Ulss 7 Pedemontana.

Rabbia e delusione, la lettera del Comitato

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata ai vertici di Regione e Azienda Ulss 7 Pedemontana da parte del Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino.

“Il Comitato per la difesa della Sanità Pubblica Alto Vicentino esprime delusione e sconcerto per come la Regione e l’Azienda Ulss n.7 Pedemontana hanno affrontato l’emergenza della pandemia. Appare infatti del tutto inopportuna la scelta di riassegnare all’ospedale di Santorso la funzione di “ospedale covid” e di stravolgerne ancora una volta il ruolo e l’attività: sono già chiusi difatti alcuni reparti e le attività specialistiche ambulatoriali. La popolazione dell’Alto Vicentino ha già sperimentato gli effetti nefasti di questa soluzione: le 185.000 persone del Distretto n.2 hanno già corso grossi rischi dovendo rivolgersi per le “urgenze” a strutture distanti anche 60 km dai loro comuni, spesso hanno già dovuto rinunciare alle cure per l’assenza di risposte ambulatoriali e per le lunghissime liste di attesa, hanno già dovuto pagare di tasca propria visite e interventi perché costrette a rivolgersi alle strutture private, hanno già visto spezzata la continuità di cura necessaria ai sofferenti per malattie croniche”.

Una scelta “incongrua”

“La scelta di dedicare l’ospedale di Santorso all’emergenza pandemica era sembrata anche a marzo incoerente rispetto alle promesse più volte fatte dall’amministrazione regionale, incongrua rispetto alle esigenze del territorio e pericolosa perché sembrava ratificare l’involuzione del sistema sanitario pubblico dell’Alto Vicentino. Ma se a marzo essa appariva comunque accettabile perché si era di fronte ad una situazione di gravità del tutto imprevista, ben più grave ci sembra adesso la scelta di continuare sulla stessa strada. Oggi essa conferma quella sensazione: il Governo regionale, nonostante sulla carta abbia assegnato agli ospedali di Santorso e Bassano medesimi ruoli e classificazione – ospedali presidi di rete / Spoke -, nella pratica non si preoccupa se i servizi offerti da quello di Santorso vengono gravemente ridimensionati. Significativa a riguardo è, per esempio, la scelta di non attivare il reparto di pneumologia a Santorso – che pure è dedicato all’epidemia! -, mantenendolo invece a Bassano”.

Gli effetti sul personale sanitario

“La riproposizione di un identico modello organizzativo non ha inoltre considerato gli effetti che esso aveva avuto sul personale sanitario. La gestione dei pazienti Covid è stata affidata unicamente ai medici in servizio presso i reparti che erano stati chiusi, senza aggiunta di nessun specialista, e senza che essi potessero concorrere alla definizione delle procedure, che sono state sempre calate dall’alto, in un clima di assoluta precarietà. La situazione generale ha così determinato la fuga dei professionisti verso migliori condizioni di lavoro (anche in altre Ulss venete) e aggravato la difficoltà di reperire nuovo personale per colmarne le già gravi carenze”.

Pressione esasperante sugli ospedali

“Durante l’estate non è poi stato rafforzato il Dipartimento di Prevenzione, così come prescritto dalle indicazioni nazionali, col risultato che si è persa subito la capacità di tracciare ed isolare le persone contagiate. Ora questo compito sembra passato ai Medici di Medicina Generale, già in numero insufficiente sul territorio, col rischio di togliere ai malati “ordinari” non-Covid l’ultimo baluardo di assistenza sanitaria. In queste condizioni risulta inevitabile una pressione esasperante e rischiosa sull’ospedale. Ci si chiede dunque perché, durante i mesi passati, la Direzione dell’Ulss, che è sicuramente in grado di rilevare queste evidenti difficoltà, non ha ricercato soluzioni più adeguate che tutelassero l’ospedale di Santorso anziché aggravarne la situazione. Le inadeguatezze organizzative e la carenza di personale erano già note, tanto che, esattamente nel novembre dello scorso anno, la popolazione aveva ampiamente protestato in una significativa mobilitazione per la difesa dei servizi socio-sanitari pubblici”.

La seconda ondata tra incertezze e precarietà

“In questa situazione di incertezze e precarietà si trovano gli infermieri e i medici che stanno affrontando questa seconda ondata potenzialmente più grave della precedente, mentre la Direzione dell’Ulss non perde occasione per dire che “tutto va bene”, non considera le loro proposte e istanze, sembra incurante delle fughe di tanti professionisti, e nel contempo però minaccia di perseguire legalmente gli operatori e i medici che osassero manifestare critiche sulle sue scelte, alimentando così un clima di sfiducia e sospetto che certo non aiuta. Si risponde, di fronte alle tante gravissime criticità, che il problema è la generica mancanza di personale: qualcuno dovrebbe invece spiegare quale piano sia stato fatto per migliorare le condizioni di lavoro dei tanti dipendenti e per convincere i professionisti a restare”.

“E’ inaccettabile che i servizi nel nostro Distretto siano sempre più impoveriti, mentre la Regione si vanta di essere prima in Italia per risultati sui Livelli Essenziali di Assistenza. E certo non conforta udire la tesi che la sanità veneta sia la migliore, quando poi si verificano episodi indecorosi quali le file per i tamponi sperimentate dai cittadini in questi giorni a Schio e a Santorso. Per questo sollecitiamo la Direzione dell’Ulss a cambiare decisamente passo, trovando il modo di rispondere concretamente al bisogno di salute dei cittadini”.

 

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