“La Valbruna deve rimanere a Bolzano, se no, noi la ribaltiamo questa città”: dura la sintesi delle proteste andate in scena a Bolzano, appunto, in vista del 15 gennaio 2026, giorno in cui scade il bando per la assegnazione delle aree produttive delle acciaierie Valbruna.
A dare manforte alle maestranze locali erano anche 400 operai delle Acciaierie Valbruna di Vicenza ed alla fine almeno 1.500 persone erano assiepate avanti ai cancelli dello stabilimento bolzanino.
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Tutte le sigle sindacali dei comparti metalmeccanici erano presenti ed allo stesso modo arrabbiate e perplesse di fronte alla mancanza di indirizzo che si aspettavano da tempo dalla politica.
A cosa servirebbe infatti che il Governo sia disposto a giocarsi sulle acciaierie altoatesine e vicentine, la “Golden Share”, se poi la Provincia di Bolzano destinerà le aree produttive ad altri scopi?
A ciò si aggiunge un’altra preoccupazione: l’azienda è effettivamente intenzionata a proseguire nelle attività e ad investire ulteriormente?
Secondo i sindacati, sarebbe interesse di tutti.
Il bando della Provincia
Il bando, indetto dalla Provincia con un canone di affitto di 150 milioni di euro per 50 anni, anche a causa del clamore sorto attorno alla questione “acciaio ancora – acciaio no“, molto probabilmente andrà deserto.
Così i sindacati alzano ulteriormente i toni in difesa dei posti di lavoro delle acciaierie, sperando di smuovere la controparte politica.
Insomma le maestranze – quelle di Bolzano e quelle di Vicenza che dallo stabilimento di Bolzano dipendono – sperano di sapere le intenzioni delle controparti: quella datoriale e quella politica.
Come dargli torto è il loro posto di lavoro ad essere a rischio.
Questa la sostanza delle dichiarazioni rilasciate a favore di cronisti e delle televisioni durate la manifestazione dai vari: Alessandro Urzì di FdI, Riccardo Conte, Segretario generale, Fim Cisl Alto Adige o Costantino Locci, Rsu Uilm, i quali tutti hanno ribadito la:
“Preoccupazione dei lavoratori di mantenere il posto di lavoro e di garantire la produzione”.
Prospettive
Frattanto, per le Acciaierie Valbruna potrebbe prospettarsi quanto segue:
- l’azienda che è della famiglia Amenduni, da 30 anni occupa le aree ex Falck, non parteciperebbe al bando provinciale di cui si è detto. Troppo onerosa la base d’asta?
- Il bando potrebbe andare deserto con la Provincia costretta a pubblicare un nuovo bando a importo ribassato, magari agendo sui termini temporali dello stesso. Sarà ancora appetibile il riaffitto?
- L’asta deserta potrebbe indurre la Provincia ad andare a trattativa privata con la proprietà Amenduni, anche sulla spinta delle proteste sindacali, come detto. Non sarà ciò che aspetta la proprietà?
- Percorse infruttuosamente tali strade, potrebbe venire avanti l’ipotesi della vendita dei terreni, scatenando chissà quali altri appetiti.