Economia

Confartigianato Vicenza premia i Maestri artigiani benemeriti

La cerimonia in Fiera. Il presidente Agostino Bonomo: "Non vogliamo un mercato senza regole, perché in quel tipo di mercato vincono solo i furbi"

Confartigianato Vicenza premia i Maestri artigiani benemeriti
Economia Vicenza, 31 Marzo 2019 ore 14:56

Si è tenuta stamane, domenica 31 marzo, alla Fiera di Vicenza, la 57esima edizione della cerimonia dei Mab (Maestri Artigiani Benemeriti) di Confartigianato Imprese Vicenza, ovvero un omaggio a quegli artigiani che non hanno mai smesso di crederci, che sono magari partiti con poco o niente ma che nel tempo sono cresciuti - non solo come imprenditori - acquisendo le competenze che i tempi e le contingenze hanno richiesto. A salutare i Maestri e a fare a fare il punto sulla realtà odierna, sulle prospettive, sulle esigenze e le sfide che attendono il variegato mondo dell’artigianato, un comparto tanto diffuso nel territorio quanto capace di muoversi fra tradizione e innovazione quindi, capace di guardare al futuro, è stato il presidente provinciale Agostino Bonomo.
Eccoli, quindi, i dieci Maestri Artigiani Benemeriti: Matteo Bonato (Produzione manufatti in cemento - Thiene), Francesco Bordignon (Serramenti in legno -Rosà); Alida Brusamarello (Gommista/Autofficina - Schio); Valter Casarotto (Acconciatore - Vicenza); Ivana Dalla Gassa (Estetista - Valdagno); Ugo Fochesato (Autofficina - Lonigo); Emilio Fornasa (Lavorazione Marmi -Thiene); Luigi Sacchetto (Autofficina - Montebello Vicentino); Moreno Scarmin (Falegnameria - Montegalda); Eugenio Sommacale (Falegnameria - Pianezze di Marostica).
Il riconoscimento di Dirigente Artigiano Benemerito è stato conferito invece a: Lino Mosè Loss (Meccanica - Pozzoleone); Guerrino Mazzocco (Pasta fresca - Arzignano); e Dario Tovo (Lavorazione legno - Brogliano).
Sono stati inoltre proclamati Pensionati Artigiani Benemeriti: Diva Benatello (Acconciatrice - Arzignano); Giuseppe Dal Prà (Fabbro carpentiere - Zugliano); Aldo Pasqualotto (Radiotecnico di Montecchio Maggiore).
Il Premio Fedeltà al lavoro è stato, invece, consegnato a: Augusta Cacciavillani (F.lli Bari Officina Elettromeccanica, Sarego); Lorella Mocellin (Laboratorio odontoprotesico di Smaniotto Paolo & C., Bassano del Grappa); Gianpietro Pasquale (Zaniolo Giuseppe & Figlio carpenteria metallica, Grumolo delle Abbadesse); Enrico Rossato (Falegnameria Manfro, Lonigo); Ottavio Vallarsa (Dige Srl Unipersonale, prodotti in materie plastiche, Arzignano).
Il premio Imprenditore d’Eccellenza, nato setti anni, e assegnato a chi si è fatto protagonista di un cammino che ha prodotto nuovi risultati tecnici e aziendali, inventare qualcosa che prima non c’era, sviluppando un’idea capace di affermarsi sul mercato proprio in virtù della sua originalità e della sua effettiva bontà. E quest’anno il premio è stato attribuito a: Carlo Galli (Officina Meccanica Tre G srl di Torrebelvicino) creatore di fucili sportivi.
Ma nella mattinata di Confartigianato Vicenza c’è stato anche un altro momento particolare, ovvero il conferimento del titolo di Maestro Artigiano “ad honorem”, che viene attribuito a persone o organizzazioni capaci di offrire un alto esempio di solidarietà sociale e “senza confini”, meritevoli perciò di essere segnalate all’opinione pubblica. Il riconoscimento è stato consegnato all’Unità Operativa Complessa di Pediatria Ospedale San Bortolo di Vicenza. A ritirarlo sono stati il direttore dell’Unità, dott. Massimo Bellettato, e Coralba Scaricco dell’Associazione Team for Children Vicenza Onlus.

La relazione del presidente Agostino Bonomo

Autorità, signore e signori, cari colleghi artigiani,

benvenuti a questa cinquantasettesima edizione di un appuntamento che, per Confartigianato Imprese Vicenza, rappresenta ogni volta il miglior esempio di quanto sia forte il nostro legame con la tradizione e, al tempo stesso, di quanto quella tradizione rappresenti il fondamento in grado di proiettarci verso il futuro, nella consapevolezza di quello che siamo oggi.

Cinquantasette, ininterrotte premiazioni dei nostri Maestri e Dirigenti Benemeriti stanno a testimoniare come rimanga profondamente valida l’idea di coloro che crearono questo riconoscimento: un’idea che, sostanzialmente, significa rendere omaggio all’imprenditore e all’imprenditrice in quanto “persone”, in quanto artefici cioè di una storia “personale” che si è man mano allargata alla famiglia, ai collaboratori, alla clientela, agli altri colleghi imprenditori.

Come sapete, i nostri premi distinguono alcune sezioni, a seconda delle caratteristiche del valore dimostrato attraverso decenni di proficuo lavoro. Le ricordo brevemente.

Nella figura del Maestro Artigiano, spicca ad esempio il contributo che egli ha saputo dare alla crescita dei giovani nell’azienda da lui creata, dei tanti apprendisti cui ha saputo “insegnare il mestiere” sulla scorta del proprio sapere professionale e comportamentale; tanti giovani che spesso, negli anni, hanno messo a frutto quella loro esperienza aprendo una propria attività.

Nella figura del Dirigente Benemerito, invece, noi vogliamo sottolineare l’impegno profuso non solo nell’impresa, ma anche lo spirito di servizio a favore della causa associativa, la disponibilità dimostrata nel ruolo di portavoce di una categoria o di una zona geografica, la capacità di coordinare e rappresentare istanze e idee, di promuovere iniziative per lo sviluppo del settore e dei territori.

Un discorso analogo vale per i nostri Pensionati Benemeriti, tutta gente che non ha “messo a riposo” il proprio spirito propositivo, ma che ha voluto e saputo mantenerlo nel momento in cui c’era da affrontare una nuova stagione, quella in cui “dare più vita agli anni” agendo a livello sociale, portando esperienza laddove serve, nelle iniziative del gruppo Anap così come altrove.

E poi c’è il premio che non viene assegnato da una commissione giudicatrice, bensì suggerito dai nostri stessi colleghi imprenditori, per dare il giusto merito a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che hanno legato tanta parte della loro vita occupazionale alla medesima azienda: dimostrando così uno spirito di autentica Fedeltà all’Impresa e, al tempo stesso, sottolineando quanto sia stretto, nelle nostre ditte, il legame fra titolari e collaboratori. Non è retorica, in questo senso, che si parli di “famiglia”, bensì prendere atto di una realtà. E si tratta di una realtà di cui andare tutti orgogliosi.

A livello individuale, abbiamo poi voluto istituire all’interno di questa cerimonia il riconoscimento annuale destinato a un Imprenditore di Eccellenza, ovvero al protagonista di un cammino che ha prodotto nuovi risultati tecnici e aziendali, che ha saputo inventare qualcosa che prima non c’era, sviluppando un’idea capace di affermarsi sul mercato proprio in virtù della sua originalità e della sua effettiva bontà.

Ovviamente, c’è un filo comune che lega tutte queste sezioni di premio, ed è esattamente quello che abbiamo ricordato all’inizio: la persona. L’individuo con la sua voglia di fare e la sua capacità di fare bene, la sua intraprendenza, il suo intuito, il suo spirito d’iniziativa e la sua capacità di sacrificio. Tutte doti che sono valide oggi proprio come cinquantasette anni fa, e lo saranno sempre: perché non esiste innovazione tecnologica che non sia prodotto dell’uomo e della sua intelligenza.

Gli strumenti del lavoro cambiano, ma sempre strumenti restano. Per questo non dobbiamo aver paura del progresso, ma utilizzarlo per quello che di meglio esso ci può dare. Senza scordare che, nel mondo che cambia, al centro rimane sempre l’individuo.

E qui vorrei aggiungere una puntualizzazione, a proposito di quello che siamo.

La parola “artigiano” ha la stessa radice di “artefice” e di “artista”. Sono termini nobili, che indicano una persona che è in grado di plasmare la realtà.

C’è stato un tempo, non molti anni fa, in cui il termine “artigiano” o “artigianale” venivano talvolta usati per indicare qualcosa di inferiore rispetto alla presunta perfezione di quanto prodotto dall’industria.

Oggi, invece, quando si vuole indicare qualcuno o qualcosa di particolare qualità, ecco che in numerosi spot pubblicitari taluni fanno a gara per usare proprio il termine “artigiano” o “artigianale”. Tant’è vero che di recente è stato presentato un disegno di legge a tutela di quella definizione, perché non venga abusata da parte di chi non ne ha diritto, non essendo un vero produttore artigiano.

Ebbene: se è giusto difendere la qualifica di artigiano dagli utilizzi impropri e dalle possibili frodi ai danni dei consumatori, dobbiamo riconoscere che quei tentativi di appropriarsi di una patente di “artigianalità” indicano quanto e come quella parola sia tornata, nella sensibilità collettiva, a essere sinonimo di buona fattura, di preziosità, di unicità, di affidabilità.

Noi lo abbiamo sempre saputo, lo abbiamo sempre sostenuto, e finalmente la società contemporanea pare tornata ad accorgersene, apprezzando e ricercando sempre di più il lavoro fatto da professionisti competenti.

Perciò chi si improvvisa artigiano, chi è un abusivo dell’artigianato, non dura a lungo: il gioco delle prestazioni a basso costo ha vita breve, perché la clientela è sempre meno disposta a farsi ingannare. Puoi riuscirci una volta, ma non due.

Ma c’è anche dell’altro, a renderci orgogliosi di quello che siamo. E cioè il fatto che le nostre migliaia di aziende lavorano e offrono lavoro qui, dando solidità al nostro territorio, anche in momenti turbolenti come l’attuale.

Noi ci mettiamo la faccia, rispondiamo delle nostre azioni, siamo lontani anni luce dai cinici comportamenti di quelle multinazionali che, da un giorno all’altro, possono decidere di chiudere l’attività a livello locale lasciando i dipendenti in mezzo a una strada.

Ed è appunto perché siamo consci di quello che siamo, della responsabilità anche sociale che abbiamo, che noi continuiamo a pungolare chi ci amministra e chi ci governa, qualunque sia il suo colore politico, a rendere meno irta di ostacoli la vita delle piccole imprese.

Negli ultimi tempi, ad esempio, abbiamo partecipato ai recenti percorsi approvativi delle normative relative al consumo del suolo e al piano casa, fondamentali per la tutela del territorio in cui viviamo e per le imprese del ‘Sistema Casa’; a livello nazionale abbiamo apprezzato la riduzione dei premi Inail, che finalmente ha coronato una nostra lunga battaglia sindacale, ma abbiamo espresso molte perplessità sul “reddito di cittadinanza” come provvedimento a debito non sostenuto da un’adeguata crescita economica, ritenendolo un disincentivo al lavoro; abbiamo accolto con favore la revisione del sistema per gli appalti pubblici, ma abbiamo criticato il modo in cui è stata rimessa in discussione la TAV e l’approccio al sistema delle infrastrutture, posizioni che rischiano di isolarci come Paese non mettendoci nelle condizioni di competere nel mondo; insomma, come sempre noi non siamo “pro” o “contro” un determinato governo, ma lo giudichiamo sulla base dei singoli provvedimenti che esso prende, specie quelli riferiti alla vita delle aziende.

Il nostro è il Paese del “Made in Italy” che tutto il mondo apprezza, ma è anche il Paese di una burocrazia che non ha eguali nel mondo.

Attenzione, però: noi non vogliamo un mercato senza regole, perché in quel tipo di mercato vincono solo i furbi. Quello che noi vogliamo è un sistema Italia che non si accanisca contro chi fa impresa sfornando norme inutili, farraginose, controproducenti. Noi pretendiamo un sistema che incoraggi e premi gli onesti, punendo i disonesti e chi trae vantaggio dalla concorrenza sleale. Un sistema che favorisca e incoraggi lo sviluppo, la cooperazione tra soggetti pubblici e privati, non chi vive di rendita sulle spalle altrui.

Anche in questo sta il senso della cerimonia odierna: riconoscere pubblicamente la fatica e l’onore di chi si è fatto in quattro, giorno dopo giorno, per portare avanti un’attività alla luce del sole, e con benefici per tutti. Se la nostra associazione è costantemente impegnata a favorire l’incontro tra le aziende e le nuove frontiere tecnologiche, è doveroso segnalare quei colleghi che, lungo l’arco della loro vita imprenditoriale, l’innovazione hanno sempre saputo applicarla concretamente, in qualsiasi campo essi abbiano operato, con risultati lusinghieri che sono sotto gli occhi di tutti.

Naturalmente, tutto ciò non ha importanza soltanto a livello economico, ma si riflette positivamente sulla realtà circostante. Impresa e società, nella nostra visione e nella realtà dei fatti, sono due ambiti strettamente collegati.

Proprio per questo non manca mai, in questa giornata, anche il conferimento del titolo di “Maestro Artigiano ad Honorem” a persone o a organizzazioni dimostratesi capaci di offrire un alto esempio di utilità sociale, e meritevoli perciò di essere segnalate all’opinione pubblica.

Del resto, anche la nostra associazione è impegnata in progetti di cooperazione internazionale che uniscono solidarietà e progresso: ne è recente dimostrazione il progetto di aiuto all’imprenditorialità locale che abbiamo avviato in Guatemala, analogo a quelli che stiamo seguendo in Asia, in Africa e in altre zone del Centro e Sud America. In quelle aree, noi offriamo la nostra esperienza basata sul modello della piccola azienda, sostenendo iniziative per lo sviluppo di quelle zone e avviando così, nel contempo, proficue relazioni anche con il tessuto imprenditoriale vicentino.

Concludo con due accenni di attualità.

Il primo riguarda la nuova legge regionale per l’Artigianato, nella quale è prevista proprio l’istituzione della figura del Maestro Artigiano, con la conseguente definizione di Bottega Scuola attribuita alla sua azienda: ciò significa che questo titolo, scelto 57 anni fa dalla nostra associazione per premiare i colleghi meritevoli, assumerà qui nel Veneto anche un preciso valore normativo e formativo. E credo che questo sia un riconoscimento non indifferente, oltre che un modo per guardare al domani traendo ispirazione dalle nostre specificità storiche.

Il secondo accenno va alle prossime elezioni europee. Come tutti sappiamo, in questa fase storica l’Unione Europea è stata oggetto di svariate critiche, dirette soprattutto alle sue scelte (o non scelte) istituzionali. Critiche spesso comprensibili, ma che non devono farci dimenticare quanto di positivo è uscito dalla Commissione e dal Parlamento europei, cose di cui si è sempre parlato troppo poco. Mi riferisco per esempio allo “Small Business Act”, quel documento che una decina d’anni fa ha voluto definire gli obiettivi e le azioni della politica comunitaria a favore delle PMI sulla base del principio che bisogna legiferare pensando prima di tutto agli effetti - sia positivi che negativi - che ogni normativa può avere sulle piccole imprese, ovvero la quasi totalità del sistema produttivo europeo. È stato un modo nuovo di impostare le azioni economiche, che ha ispirato anche successive leggi nazionali.

Ecco: è su temi come questi che come categoria dobbiamo pretendere, da chi si candiderà al voto, degli impegni precisi per l’Unione Europea del futuro. La propaganda, da qualsiasi parte essa provenga, preferiamo lasciarla ad altri. Del resto, il caos istituzionale verificatosi con la Brexit dimostra che uscire dall’Europa non conviene a nessuno: né a chi va, né a chi resta.

Siamo gente concreta, esattamente come i Maestri e Benemeriti che vengono premiati oggi. E ai quali torniamo ora, per chiamarli uno per uno e ringraziarli così, ancora una volta, dell’esempio che hanno saputo darci.

Grazie a loro e a tutti voi.

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