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«Uomini, boschi ed api: la montagna ed il lavoro dell’uomo»

La mostra fotografica è stata inaugurata sabato 21 settembre a palazzo Agostinelli.

«Uomini, boschi ed api: la montagna ed il lavoro dell’uomo»
Cultura Bassano, 22 Settembre 2019 ore 18:30

«Uomini, boschi ed api: la montagna ed il lavoro dell’uomo»

E' stata inaugurata sabato 21 settembre a palazzo Agostinelli la mostra fotografica «Uomini, boschi ed api: la montagna ed il lavoro dell’uomo». Organizzata dalla sezione bassanese del Club alpino italiano e dal comitato scientifico del Cai Centrale, vedrà il supporto, oltre che della sezione della città del Grappa, anche delle sezioni di Asiago, Mantova e Mirano.

Una mostra dedicata alla figura dello scrittore asiaghese Mario Rigoni Stern ed inserita nell’ambito dell’evento «Bassano fotografia 19», un concorso fotografico biennale giunto alla sua quinta edizione e che vuole spiegare questo mondo tramite delle foto chiedendo poi allo stesso visitatore un giudizio che si sommerà a quelli espressi nel percorso itinerante di questa mostra e che, alla fine, darà luogo al trofeo dedicato a Mario Rigoni Stern. Da dove nasce questo titolo?

«Dall’interesse che possono suscitare molti mestieri che si possono ammirare nella rassegna, mestieri che stanno scomparendo e non solo a causa della modernizzazione e delle mille sfide che le terre alte devono affrontare. Molti abitanti della montagna, soprattutto dopo il grande boom economico del dopoguerra, hanno abbandonato la propria terra, per garantire a se ed ai propri famigliari una maggiore comodità, un impiego sicuro, una istruzione più comoda» sottolinea l’ex presidente del Cai bassanese Franco Faccio.

Un tema che invita a riflettere sulle opere che il grande scrittore ha dedicato all’ambiente. Ed è ancora l’ex presidente del Cai a ribadire:

«Anche se con l’industrializzazione e la modernizzazione molti mestieri sono quasi scomparsi, il lavoro in montagna è degno di grande rispetto e rappresenta l’emblema del sacrificio ma anche del profondo legame che lega l’uomo alla propria terra. Qualcuno ha resistito a questi valori, legato alla montagna da un vincolo d’amore più forte di qualsiasi difficoltà. E questi mestieri, perlomeno quelli sopravvissuti, ne sono una chiara dimostrazione».