Le collezioni per la memoria a Carpanè di San Nazario

Il museo del tabacco e del recuperante è un insieme di oggetti e di storia

Le collezioni per la memoria a Carpanè di San Nazario
Cultura , 01 Marzo 2019 ore 15:32
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Le collezioni per la memoria a Carpanè di San Nazario, sulla riva del fiume Brenta, sono custodite nel museo del tabacco e del recuperante, due piani divisi dall’argomento che trattano, ma uniti nella direzione di voler raccontare gli uomini che sono stati protagonisti di un passato di lavoro, fatica e sacrificio.

I custodi della memoria

A custodire queste ricchezze Roberto Battiston, direttore dei musei del Canal di Brenta; Antonio Caregaro Negrin, presidente dell’associazione «Alta Via del Tabacco»; Francesca Ferrazzi, vicepresidente della stessa associazione e numerosi volontari.

Museo del Tabacco

In realtà definirlo museo non è del tutto corretto perché non vi è un percorso che narra la storia del tabacco, ma molti oggetti racchiusi in una stanza che raccontano loro stessi la storia. Quella della fatica degli abitanti della valle che coltivavano questa pianta. Una mansione che costava grande laboriosità e sacrificio, mentre dava soltanto una ricompensa sufficiente a sopravvivere. Sui versanti delle montagna sopra ai terrazzamenti, fino a qualche decennio fa, crescevano circa 20 milioni di piante ogni anno, sorvegliate dai verificatori e dalle guardie di finanza dello Stato. Una pratica difficile, che vedeva una cura spassionata della pianta, che coinvolgeva chiunque nascesse nella valle, dove era la principale forma di sostentamento. Così le foglie essiccate, le carriole, le slitte e gli utensili per la raccolta e la pulizia delle foglie ci riportano indietro nel tempo, quasi facendoci percepire in lontananza il sapore di quella vita, fatta di sudore e di lacrime, di speranze e di desideri.

Museo del Recuperante

Al secondo piano si trova un museo atipico. Infatti, non si tratta della classica collezione riguardante la prima guerra mondiale, per raccontarne cronologicamente gli eventi bellici che sono andati susseguendosi con una perdita enorme di persone. Qui gli oggetti narrano la vita quotidiana degli uomini, che giorno dopo giorno hanno vissuto una realtà tragica e infernale, che era fatta anche di piccoli gesti. Come quello di mettersi gli occhiali per leggere una preghiera mentre si veniva bombardati, di mangiare una scatoletta di tonno quando lo stomaco si contorceva dai crampi per la fame, di pulire e lustrarsi le scarpe continuamente sporche del fango in cui erano affossate per la maggior parte del tempo. Erano uomini come noi. E’ questo che a volte dimentichiamo. I recuperanti hanno avuto un valore molto importante nella storia che deve essere riconosciuto, perché se inizialmente era un lavoro per poter racimolare qualche soldo per sfamare la famiglia, poi è diventato un modo per recuperare il ricordo e la memoria di coloro che hanno dato la vita per il proprio Paese. Questo il motivo per cui anche solo osservare una fiaschetta ormai vuota ci fa rabbrividire e poi subito pensare a che fine ha fatto quella bocca assetata.