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Egidio Venzo, trovare la gioia tra colori e pennelli su tela

«Avevo 14 anni quando ho iniziato a dipingere e già lavoravo come ceramista in una nota ditta di Cusinati».

Egidio Venzo, trovare la gioia tra colori e pennelli su tela
Cultura Bassano, 24 Maggio 2019 ore 15:00

Egidio Venzo, trovare la gioia tra colori e pennelli su tela

«Avevo 14 anni quando ho iniziato a dipingere e già lavoravo come ceramista in una nota ditta di Cusinati, lavoro che poi ho portato avanti per tutta la mia vita. Fare il ceramista non era mai stata la mia vera passione. Negli anni ho realizzato parecchi manufatti, soprattutto lampade, ma per me è sempre stato semplicemente un qualcosa che mi consentiva di vivere dignitosamente. Le più grandi gioie le ho avute invece dipingendo. Non smetterò mai di dipingere. Finché la mano sarà in grado di reggere un pennello, distribuirò colori sulla tela».

Egidio Venzo, pittore rossanese, figlio di un appassionato della pittura, racconta i suoi esordi, rammenta il suo primo maestro, Dante Bizzotto, prolifico artista, anch'egli rossanese (sua è la Pala nella Chiesetta di San Lorenzo) che gli ha insegnato i primi rudimenti, si illumina quando parla di Fratel Venzo, del quale condivide il nome e l'attitudine al paesaggio.

«Mi presentai, un giorno, dai Gesuiti con quattro mie tele in mano. Fratel Venzo, l'artista gesuita considerato uno dei maggiori coloristi italiani del Novecento, e il cui tema prediletto era il paesaggio, le squadrò. Trovò alcuni difetti sulle nature morte, sui fiori, poi si fermò a guardare i paesaggi. “Ecco” disse, “è questa la tua strada”. Mi portò alla finestra e mi disse di osservare tutti i colori che vedevo e di tenere bene in mente le differenze di tonalità. Ho fatto tesoro dei suoi consigli e non nascondo che sarebbe stato un mio grande desiderio essergli allievo».

Nasce impressionista, Egidio, suo è l'interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno, una vasta gamma di tonalità dal più chiaro al più scuro, un sapiente accostamento dei toni caldi e dei toni freddi, colori che si accostano senza mescolarsi in sintonia uno con l'altro. La fotografia come mezzo per creare il dipinto, scorci di strade, di case, riprese in tutte le loro angolature e in vari momenti della giornata, così da coglierne i particolari, le luci. Una volta nel suo studio, Egidio delinea i margini, rigorosamente a mano.

«Oggigiorno ci sono varie altre tecniche, la fotografia viene proiettata direttamente sulla tela, stampata. Sarebbe poi un attimo dipingerla. Io preferisco tracciare i tratti come una volta, solo con l'ausilio del mio talento».

Una volta abbozzato, il dipinto, sotto le sue sapienti mani, prende vita, si modella, si trasforma nell'atto creativo.

«Ho amato molto il Caravaggio. Di lui avrei voluto avere quella sua capacità di abbinare le luci, i chiari e gli scuri, di dare profondità, di mettere a fuoco i particolari. I quadri dei grandi vanno osservati attentamente in quest'ottica: quella di riuscire a carpirne i segreti, cercando e sperimentando le tecniche. Si può imparare solo dai grandi. Poi naturalmente se non hai talento, non vai da nessuna parte».

Tante sono le personali realizzate dall'artista, dieci in tutto di importanti, 200 quadri complessivi, ma molte altre spesso in esposizione nel suo paese nativo. Il prossimo appuntamento è nello Spazio Klien del municipio di Borgo Valsugana (Trento), con una mostra che si inaugurerà venerdì 24 maggio, alle ore 18.00, dal titolo: "Scorci di Borgo e altro". Dal 22 maggio al 2 giugno, una quarantina di suoi quadri saranno offerti all'occhio del visitatore, che potrà ammirarli in tutta la loro bellezza.  Un'arte solo all'apparenza semplice, come è nello stile del personaggio, che racchiude in sé la grande umiltà e la determinazione di un uomo che ha saputo inseguire un sogno, quello di dipingere, e che continua a portare avanti il suo messaggio.

«Un vecchio detto recita che solo da morti si riesce ad avere visibilità e riconoscimento. Per molti artisti, vedi Van Gogh, è stato così. Senza scendere a dissacranti paragoni, auguro a me stesso  di essere apprezzato ancora a lungo in esistenza e di riuscire ancora a dare molto a me stesso e agli altri in questa arte che è tutta  la mia vita».