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Operazione "A quo venis?"

Veniva venduto come pellet di qualità e invece era tossico

Nei giorni scorsi i Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito il sequestro penale ed amministrativo di oltre 384 tonnellate di pellet, del valore commerciale al dettaglio di circa 107mila euro.

Veniva venduto come pellet di qualità e invece era tossico
Cronaca Vicenza, 02 Aprile 2021 ore 09:40

Cinque interventi della Guardia di Finanza berica, a tutela della buona fede e della salute dei consumatori, nei confronti di imprese attive nella provincia di Vicenza con sequestro di pellet “spacciato” per svedese, austriaco o norvegese ma proveniente dalla Repubblica Ceca e dalla Lituania.

Veniva venduto come pellet di qualità e invece era tossico

Nei giorni scorsi i Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito il sequestro penale ed amministrativo di oltre 384 tonnellate di pellet, del valore commerciale al dettaglio di circa € 107.000,00, recante certificazioni di qualità contraffatte, marchi e denominazioni di origine mendaci, ovvero posto in vendita in violazione del cd. Codice del Consumo.

L’operazione, condotta dalle Fiamme gialle beriche a tutela della salute dei consumatori finali ed a contrasto dei delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, convenzionalmente denominata “A quo venis?”, è scaturita dall’esecuzione di numerosi accessi ispettivi, nell’ambito del dispositivo di contrasto ai traffici illeciti di merci previsto e strategicamente coordinato dal Comando Provinciale di Vicenza , finalizzati da un lato a reprimere il fenomeno della vendita del pellet sul territorio berico privo della certificazione di qualità, delle informazioni obbligatorie impresse sull’etichetta e dall’altro a verificare i canali di approvvigionamento della merce.

In tema di salute, l’uso di tale prodotti non certificati, laddove di scarsa qualità, comporta l’aumento di inquinamento atmosferico a causa della maggiore emissione di polveri sottili, con conseguente inalazione nociva per la nostra salute delle sostanze tossiche (su tutte, i metalli pesanti) presenti nel prodotto.

Il pellet è un combustibile naturale ricavato dal legno vergine, talvolta partendo da scarti di lavorazione di altri settori industriali (su tutti quello edilizio); esso è di larga diffusione sul territorio vicentino e deve essere sempre certificato “all’origine”, ossia al momento della produzione. Un pellet non certificato al momento della produzione non può acquisire la certificazione in un secondo momento.

Per ottenere la certificazione di qualità, rilasciata da Enti privati all’uopo costituiti, di diritto nazionale o estero, il produttore di pellet deve attenersi al disciplinare tecnico, ove sono indicati tutti i requisiti di produzione, compresi i limiti a tutela dell’ambiente, concernenti i residui delle ceneri e delle altre sostanze derivanti dalla combustione.

Ad ogni tipologia di certificazione, sono associati determinati parametri qualitativi del prodotto, come il diametro e la lunghezza, il potere calorifico, la resistenza all’abrasione, il peso specifico, la percentuale di ceneri, l’umidità residua e la percentuale di additivi. Sull’etichetta, oltre alla tipologia di certificazione, indicata dal marchio, deve essere evidente anche un codice riconducibile all’Ente produttore certificato, indispensabile per verificare l’idoneità del marchio esposto e dunque la sicurezza e la qualità del prodotto.

Nel corso del primo accesso, eseguito dai militari della Compagnia di Vicenza presso un magazzino riconducibile ad una S.r.l., in Camisano Vicentino, avente formalmente sede a Milano ed attiva nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti semilavorati in legno, sono state riscontrate le indicazioni ed etichettature riportate su taluni sacchi di pellet con i dati rilevabili dai portali PEFC (Programma per il mutuo riconoscimento degli schemi di Certificazione Forestale), WIPO (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) ed ENPlus©. Tali riscontri, confermati dalla successiva interlocuzione diretta con un perito specializzato nel settore, hanno permesso di rilevare l’irregolarità dei prodotti sotto molteplici profili, in particolare:

n. 16.590 sacchi (248.850 kg), denominati “Austria Pellet”, recavano simbologie e diciture riconducibili a nazioni diverse da quella di origine effettiva (Lituania);

n. 1.400 sacchi (21.000 kg), denominati “Norway Pellet”, recavano sia simbologie e diciture riconducibili ad una nazione diversa da quella di origine effettiva (Lituania), che un marchio contraffatto riconducibile ad un organismo austriaco di certificazione di qualità per lo specifico prodotto;

n. 3.500 sacchi (52.500 kg), denominati “Premium Pellet” e “Swedish Pellet”, recavano un marchio contraffatto riconducibile ad un organismo austriaco di certificazione di qualità per lo specifico prodotto.

L’intera merce sopra descritta, per oltre 322 tonnellate, è stata sottoposta a sequestro probatorio d’urgenza, ai sensi dell’art. 354, comma 2, c.p.p., al fine di evitare l’alterazione o dispersione del contesto intercettato e la commercializzazione del combustibile potenzialmente nocivo per la salute. Il vincolo eseguito d’iniziativa è stato successivamente convalidato dall’Autorità Giudiziaria interessata.

Il titolare della società è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Vicenza per i reati di cui agli artt. 474 (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi) e 517 (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci) del codice penale, mentre la società è stata segnalata per i profili di responsabilità amministrativa dell’Ente in quanto, effettivamente, avrebbe tratto un vantaggio di tipo economico dalla commercializzazione del pellet sequestrato.

Nel contempo, l’intervento sviluppato dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Schio ha tratto le proprie mosse dall’esame della merce rinvenuta presso due magazzini, ubicati nella città altovicentina e a Torrebelvicino, di un’impresa individuale anch’essa attiva nel settore del commercio di prodotti semilavorati in legno. Erano individuati, nel corso dell’accesso, n. 50.070 kg di pellet (n. 3.338 sacchetti da 15 kg), destinati alla vendita, privi delle indicazioni obbligatorie sull’identità del produttore stabilito nell’Unione Europea, di cui all’art. 6, comma 1, lett. b), del Codice del Consumo.

La merce, priva delle indicazioni prescritte dal Codice del Consumo, è stata sottoposta a sequestro amministrativo ai sensi dell’art. 13 della Legge 689/1981, con contestuale notifica all’impresa di un verbale di contestazione dell’illecito amministrativo di cui all’art. 11 del D.Lgs. 206/2005, punito dal successivo art. 12 con sanzione amministrativa da 516 euro a 25.823 euro, per cui veniva notiziata la competente Camera di Commercio.

Una parte di tale quantità, pari a n. 48.720 Kg di pellet (n. 3.248 sacchetti da 15 kg), importata dalla Romania, recava altresì l’indicazione “Prodotto in EU, conforme alla normativa DIN-plus”, facendo riferimento alla citata certificazione di qualità, rilasciata dall’Istituto normativo tedesco “DIN CERTCO”, senza tuttavia specificare alcun codice riferibile all’Ente produttore certificato e dunque inserendo tale dicitura in maniera illegittima, nonché inidonea a garantire lo standard qualitativo previsto per Legge.

Pertanto, su tale parte di merce, è stato eseguito un sequestro probatorio d’urgenza, ai sensi dell’art. 354, comma 2, del codice di procedura penale, anche in questo caso convalidato dall’A.G. competente, mentre il titolare della ditta, un imprenditore residente a Schio (VI), è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Vicenza per il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, punito dall’art. 474 del codice penale.

Come nel primo intervento, essendo il citato delitto ricompreso tra i reati presupposto di cui al D.Lgs. 231/2001, l’impresa individuale è stata altresì segnalata per la responsabilità amministrativa dell’Ente all’A.G. competente, la quale l’ha iscritta nel registro degli indagati ed invitata a costituirsi in giudizio.

Nel corso di un altro intervento dei finanzieri Scledensi, eseguito presso il luogo d’esercizio di un’impresa individuale con sede a Zanè (VI) ed attiva nel commercio all’ingrosso di materiali da costruzione, è stato appurato che n. 1.740 Kg di pellet (n. 116 sacchetti da 15 kg), denominati “Dfa Holz pellet” e “Linea verde”, destinati alla vendita, erano privi delle indicazioni obbligatorie sull’identità del produttore o dell’importatore stabilito nell’Unione Europea, di cui all’art. 6, comma 1, lett. b), del Codice del Consumo.

L’intera quantità di pellet individuato, priva delle indicazioni di cui sopra, è stata sottoposta a sequestro amministrativo, con contestuale notifica all’impresa di un verbale di contestazione dell’illecito amministrativo di cui al Codice del Consumo.

Infine, ulteriori interventi sono stati conclusi dagli stessi finanzieri nei confronti di magazzini e di punti vendita di una S.p.A. attiva in tutto il nord-est nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio di ferramenta.

Nelle località di Schio, Castel Ivano (TN), Borgo Valsugana (TN) e Pergine Valsugana (TN) è stato eseguito il sequestro probatorio d’urgenza di ulteriori 10.020 kg di pellet (n. 167 sacchetti da 15 kg), denominati “Swedish pellet”, recanti segni distintivi esteri atti ad indurre in inganno il compratore sull’origine del prodotto.

Nello specifico, nonostante il produttore fosse stabilito in Repubblica Ceca, la merce esibiva sull’etichetta riferimenti nominativi e cromatici (colorazione giallo-blu), nonché effigi (bandiera nazionale svedese), inconfutabilmente riferibili al Paese Scandinavo.

In questo caso, tre dirigenti sono stati segnalati alle competenti Procure della Repubblica di Vicenza e Trento per il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, punito dall’art. 517 del codice penale, mentre la stessa S.p.A. è stata segnalata per i profili di responsabilità amministrativa dell’Ente.

L’operazione complessivamente svolta delle Fiamme Gialle, pertanto, si pone a tutela della salute dei consumatori e della leale concorrenza nello specifico settore economico, nonché a tutela dell’affidamento riservato dal mercato agli Enti di certificazione.

Essa rientra nel rafforzamento del dispositivo permanente di contrasto ai traffici illeciti di merci, attuato anche tramite un costante presidio delle tratte stradali interessate dai maggiori flussi veicolari e commerciali ed avvalendosi dinamicamente e trasversalmente dei poteri di polizia giudiziaria ed amministrativa conferiti al Corpo della Guardia di Finanza.

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