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Tutti rinviati a giudizio: sarà maxi processo Pfas

Prima udienza dibattimentale il 1 luglio 2021.

Tutti rinviati a giudizio: sarà maxi processo Pfas
Cronaca Vicenza, 26 Aprile 2021 ore 20:45

Sono stati tutti rinviati a giudizio i 15 manager accusati a vario titolo di avvelenamento di acque, disastro innominato, inquinamento ambientale ex articolo 452 -bis e reati fallimentari per la ex ditta di Trissino.

Tutti rinviati a giudizio: sarà maxi processo Pfas

La decisione è arrivata al termine di tre ore di camera di consiglio dopo la quale il giudice Roberto Venditti ha preso la decisione. Il processo davanti alla Corte d’Assise di Vicenza inizierà il primo luglio 2021. Gli imputati sono i manager giapponesi della Mitsubishi Corporation, della lussemburghese controllante di Miteni Icig e della Miteni stessa.

I nomi: Kenji Ito, Naoyuki Kimura, Yuji Suetsune, Maki Hosoda, Patrick Fritz Hendrik Schnitzer, Akim Georg Hannes Riemann, Aleksander Nicolaas Smit, Brian Antony Mc Glynn, Miteni spa Luigi Guarracino (Alessandria), Mario Fabris (Padova), Davide Drusian (Vicenza), Mauro Colognato (Dolo), Mario Mistrorigo (Arzignano), Antpnio Nardone (Alessandria).

Oggi davanti al giudice hanno parlato le difese sollevando varie eccezioni, tra cui quella di incompatibilità territoriale. Gli avvocati difensori hanno chiesto infatti di spostare il processo a Trento perché i magistrati coinvolti nell’indagine e i magistrati giudicanti, potrebbero essere influenzabili rispetto ai temi d’indagine in quanto tutti residenti nel Vicentino e alcuni nelle aree colpite da inquinamento.

L’eccezione è stata respinta dal gup. Oltre duecento le parti civili costituitesi, tra queste le quattro società idriche Acque del Chiampo, Viacqua, Acquevenete e Acque Veronesi, rappresentate dagli avvocati Marco Tonellotto, Angelo Merlin, Vittore d’Acquarone e Giulia Bertaiola.

“Siamo molto soddisfatti che si sia arrivati a questo punto e che il processo sia stato fissato così presto – spiega l’avvocato Tonellotto – è il segnale che tutti hanno interesse a raggiungere la verità il prima possibile”.

Pfas e acqua contaminata, una sintesi della vicenda

Parlare di Pfas è come ripercorrere una porzione di storia del territorio veneto. Un “pezzo” di storia che però ha a che fare anche con l’inquinamento. Per decenni, infatti, le acque della seconda falda più grande d’Europa in Veneto sono state inquinate con sostanze chimiche, gli Pfas, appunto. E quello che va confermandosi come un vero e proprio disastro ambientale, ha messo a rischio migliaia di persone. Cittadini che si sono fatti avanti, facendosi parte civile nel processo ai responsabili.

Dopo le prime tre che si sono svolte nel mese di novembre del 2019, la quarta udienza del 2020 aveva confermato la richiesta di rinvio a giudizio per le diverse società internazionali, che dal 1965 si sono succedute nella gestione dell’impianto chimico Miteni nel comune di Trissino in Veneto.

I reati ipotizzati e formalizzati sono disastro innominato e avvelenamento delle acque. In caso di condanna i responsabili potrebbero essere chiamati a risarcire 136 milioni di euro, in pratica la cifra necessaria per ripulire il territorio dalle sostanze inquinanti, secondo la stima fatta ormai due anni fa dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

La Regione si costituisce parte civile

“Si è celebrata oggi l’ultima udienza preliminare relativa al procedimento a carico dei vertici di Miteni S.p.A. e delle società controllanti per la contaminazione delle acque da sostanze perfluoroalchiliche, nel quale la Regione Veneto è costituita parte civile.

Sono imputati del procedimento i sigg. Hosoda Maki, Ito Kenji, Kimura Naoyuki, Suetsune Yuji, dirigenti di Mitsubishi Corporation, controllante di Miteni sino al 2009; i sigg. Schnitzer Patrick Hendrick, Riemann Achim Georg Hannes, vertici della società di diritto lussemburghese International Chemical Investors S.E., controllante di Miteni dal 2009 e i sigg. Smit Alexander Nicolaas, Mc Glynn Brian Antony, Guarracino Luigi, Fabris Mario, Drusian Davide, Cognolato Mauro, Mistrorigo Mario, Leitgeb Martin e Nardone Antonio Alfiero, dirigenti della società Miteni che, a vario titolo, si sono succeduti nel tempo.

A costoro sono addebitati, ciascuno in ragione il ruolo ricoperto, reati di estrema gravità, tra cui l’avvelenamento delle acque, il disastro doloso, oltre all’inquinamento ambientale e, per il fallimento di Miteni S.p.A., la bancarotta fraudolenta, legata principalmente a condotte relativa all’omesso accantonamento delle somme necessarie per procedere alla bonifica del sito.

Nella sostanza le imputazioni sono erette perché costoro hanno continuato imperterriti a svolgere quell’attività d’impresa che determinava lo sversamento nelle acque sotterranee e di falda delle sostanze perfluoroalchiliche, nonostante fossero a conoscenza della contaminazione in atto, senza porre in essere quelle misure di precauzione che il D.Lgs. 152/2006 impone e omettendo di avvisare gli enti pubblici competenti della situazione in essere, sino alla divulgazione avvenuta ad opera di uno studio del 2013.

Questa mattina, seconda udienza dedicata a ciò, si sono esaurite le discussioni delle difese degli imputati, che si sono concentrati su taluni elementi di carattere formale, lamentando la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per violazioni relative alla mancata riapertura delle indagini a seguito di una precedente archiviazione per i medesimi fatti, alla omessa traduzione in lingua italiana di alcuni atti delle indagini preliminari (in particolare una parte di una consulenza tecnica disposta dal Pubblico Ministero), oltre alla incompetenza ‘funzionale’ del Tribunale di Vicenza. Nel merito, poi, le difese si sono concentrate sull’assenza di dati certi nel panorama scientifico circa gli effetti nocivi delle sostanze perfluoroalchiliche per l’uomo e, conseguentemente, sull’assenza della volontarietà dei fatti contestati nel presente procedimento.

A seguito di una camera di consiglio di circa 3 ore, il Giudice dell’Udienza Preliminare, dott. Roberto Venditti, ha emesso il decreto che dispone il giudizio per tutti gli imputati, con riferimento a tutte le imputazioni, individuando come prima udienza dibattimentale avanti alla Corte d’Assise di Vicenza l’1 luglio 2021, alle ore 9.30. Il G.U.P. ha, dunque, ritenuto che gli elementi raccolti dal Pubblico Ministero siano completi e meritevoli di definitivo accertamento giudiziario nella sede propria del dibattimento.

Per il solo adempimento formale della selezione degli atti per la formazione del fascicolo del dibattimento, è stata individuata un’udienza intermedia ed interlocutoria per il prossimo 6 maggio, alle ore 14.30.

Anche quella di oggi è, in qualche modo, una pronuncia epocale e di grande rilievo, perché si tratta del primo procedimento per il territorio veneto per reati ambientali di cui viene investita la Corte d’Assise, in ragione della gravità dei reati ipotizzati e della loro natura dolosa e non semplicemente colposa.

Come hanno indicato nella propria discussione anche i Pubblici Ministeri, questa imputazione è stata possibile anche grazie al notevole contributo, a livello di ricerca e di studio, della Regione Veneto, che ha supportato la cittadinanza e l’Autorità Giudiziaria sin dal primo giorno di emersione della contaminazione, fiduciosa che si possa giungere all’accertamento delle responsabilità per tale disastro. Anche per questo – per la centralità dell’interesse alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica nell’azione politica della Regione – quest’ultima si è costituita parte civile nei confronti di tutti gli imputati, chiedendo risarcimenti milionari in ragione delle somme spese per il ripristino delle aree, per il rafforzamento delle infrastrutture e per lo sviluppo e l’attuazione dei piani di sorveglianza sanitaria. In accoglimento delle richieste della Regione, poi, sono stati citati quali responsabili civili, per rispondere in solido con gli imputati del risarcimento del danno, anche Mitsubishi Corporation e International Chemical Investors S.E.

Appuntamento, dunque, al 1° luglio 2021 davanti alla Corte d’Assise di Vicenza per l’inizio del processo ‘PFAS’”.