Frode edilizia

Superbonus 110%, sequestro da 2,2 milioni a Vicenza per crediti inesistenti

Operazione della Guardia di Finanza contro un sistema di false fatturazioni e firme falsificate ai danni di ignari contribuenti

Superbonus 110%, sequestro da 2,2 milioni a Vicenza per crediti inesistenti

I finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale berico. L’operazione, condotta martedì 21 aprile 2026, ha colpito un sistema finalizzato alla creazione di crediti d’imposta fittizi legati al “Superbonus 110%”. Il fulcro dell’indagine riguarda un ingegnere vicentino, titolare di una ditta individuale, accusato di aver orchestrato una frode milionaria insieme a un architetto compiacente.

Meccanismo della truffa sui lavori mai eseguiti

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica e svolta dalle Fiamme Gialle di Bassano del Grappa, ha ricostruito l’emissione di fatture per interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione edilizia di fatto mai realizzati. Questo schema consentiva alla ditta del professionista di generare falsi crediti d’imposta, che venivano inizialmente accreditati nei cassetti fiscali di clienti ignari, i quali non avevano mai commissionato tali opere né beneficiato di alcuna agevolazione.

Falsificazione delle firme e monetizzazione del credito

Per ottenere il controllo delle somme, il principale indagato avrebbe provveduto alla falsificazione delle firme dei committenti sui moduli necessari per la cessione del credito. Attraverso questo passaggio illecito, i crediti inesistenti venivano trasferiti alla ditta dell’ingegnere e, successivamente, venduti a società terze. Tale procedura ha permesso la monetizzazione immediata di profitti illeciti, derivanti da una massa creditizia fittizia stimata complessivamente in oltre 4 milioni di euro.

Sequestri e perquisizioni con unità cinofile

Durante l’intervento sono state eseguite perquisizioni presso abitazioni e uffici, avvalendosi anche del supporto di unità cinofile “cash dog”. L’Autorità Giudiziaria ha disposto il blocco dei crediti ancora giacenti presso i cassetti fiscali degli indagati e delle società coinvolte. Complessivamente, i militari hanno sottoposto a sequestro beni per un valore di circa 2,2 milioni di euro, comprensivi di disponibilità su conti correnti e un’unità immobiliare situata in provincia.

Responsabilità penali e tutela della spesa pubblica

Il titolare della ditta individuale è stato denunciato per truffa aggravata ai danni dello Stato, mentre il secondo professionista coinvolto deve rispondere dell’accusa di false attestazioni nelle asseverazioni tecniche. “Il sistema ha prodotto un ingente profitto illecito” spiegano gli inquirenti, sottolineando come l’operazione miri a tutelare le risorse pubbliche destinate al settore edilizio, impedendo che ingenti somme vengano sottratte alla collettività attraverso raggiri tecnici e documentali.