Sequestro di 46 appartamenti per 4 milioni e 500mila euro

Protagonisti gli amministratori di una industria del settore della produzione di infissi.

Sequestro di 46 appartamenti per 4 milioni e 500mila euro
Cronaca Vicenza, 12 Aprile 2019 ore 08:46

Sequestro di 46 appartamenti per 4 milioni e 500mila euro

Nei giorni scorsi, con ordinanza puntualmente motivata, i Giudici del Tribunale di Vicenza hanno ritenuto di non dover condividere le doglianze esposte dagli indagati che, allo scopo di rientrare in pieno possesso del patrimonio del valore di 4 milioni e 500mila euro, sottoposto alla misura cautelare dalla Guardia di Finanza, avevano provveduto a presentare ricorso alla Sezione del Riesame. Restano, pertanto, cautelati i 46 beni immobili sequestrati dalle Fiamme Gialle vicentine e intestati a società “schermo”, tra cui appartamenti residenziali, case vacanze, un ristorante e la disponibilità di un posto barca siti lungo la riviera romagnola e del Lago Maggiore, nonché disponibilità finanziarie detenute su rapporti bancari, sino al raggiungimento della cifra oggetto di misura cautelare reale. In particolare si tratta dell’operazione con la quale i militari del Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria della Guardia di Finanza di Vicenza avevano dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Vicenza, cautelando beni immobili e somme di denaro nei confronti degli amministratori di una società di capitali vicentina operante nella provincia berica, nonché a Bolzano e Piacenza nel
settore della produzione di serramenti ed infissi in PVC.

Le Fiamme Gialle, all’esito di un’attività di analisi ed intelligence volta ad individuare i contribuenti connotati dai più elevati profili di pericolosità fiscale, avevano sviluppato un’attività di polizia economico-finanziaria sul conto della citata società di capitali, mirata attraverso l’esame della documentazione e dei supporti informatici acquisiti presso la relativa sede e con l’ausilio delle banche dati in uso al Corpo alla ricostruzione degli omessi versamenti di
Imposta sul Valore Aggiunto imputabili alla stessa. Tale attività ha permesso di constatare una rilevante evasione fiscale, continuata nel tempo, per 4 milioni e 500mila euro di IVA dovuta e non versata all’erario. I due amministratori dell’impresa in questione, susseguitesi nel tempo, W.J., bolzanino di 67 anni, e S.I., vicentina di 53 anni, sono stati pertanto segnalati alla Procura della Repubblica di Vicenza per la violazione alla norma penal - tributaria concernente l’omesso versamento di I.V.A. dovuta per gli anni dal 2010 al 2014, nonchè nel 2016. La ricostruzione effettuata dai finanzieri, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, ponendo in evidenza la sistematicità delle condotte delittuose riscontrate e l’evidente sperequazione tra redditi dichiarati e patrimoni acquisiti, è stata confermata pienamente legittima dal Giudice del Riesame che ha rigettato la richiesta di dissequestro, sussistendo, da un lato, i gravi indizi di reità per come emersi nelle indagini esperite dai finanzieri e, dall’altro, le esigenze cautelari nei confronti del patrimonio quale garanzia erariale.

L'operazione

L’operazione in questione, che si inquadrava nella costante azione di contrasto al c.d. “sommerso d’azienda”, è stata sviluppata trasversalmente facendo leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria del Corpo ed è stata condotta nella prospettiva di assicurare all’erario ed alla giustizia, attraverso il consistente sequestro preventivo eseguito, l’apprensione a vantaggio dello Stato dei beni suscettibili di confisca.