Rimborsi ai truffati dalle banche, il decreto slitta ancora

Arman (Coordinamento don Torta): "Ci hanno messo con le spalle al muro, ci faremo fucilare piuttosto che dire sì"

Rimborsi ai truffati dalle banche, il decreto slitta ancora
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Rimborsi ai truffati dalle banche, il decreto slitta ancora. Non c’è traccia del Documento di economia e finanza, il Def, dei decreti attuativi per i risparmiatori truffati. Ennesima fumata nera durante l’incontro che si è tenuto nei giorni scorsi a palazzo Chigi con le associazioni che difendono i risparmiatori. “Noi che credevamo in Banca popolare di Vicenza” e “Coordinamento don Torta” hanno detto un secco “No” alla proposta illustrata dal premier Giuseppe Conte che prevedeva ristori diretti ai risparmiatori con un reddito imponibile entro i 35mila euro e tutti gli altri sarebbero passati attraverso un arbitrato. Ed è stato lo stesso primo ministro a ribadire che non si sarebbe proceduto senza l’accordo unanime con le associazioni dei risparmiatori.

Andrea Arman (Coordinamento don Torta)

“E’ il metodo che non ci va – ha sottolineato Andrea Arman, presidente del Coordinamento don Torta -, avevamo mesi davanti per affrontare questo tema. Un tema che interessa migliaia di persone che hanno vissuto un calvario di attese e controattese, di promesse, promesse non mantenute. Oggi ci dicono “Dovete decidere perché noi domani facciamo la legge”. Lo consideriamo un passo indietro, rispetto alla metodologia fino a oggi usata per affrontare questo problema. Qui siam stati messi contro il muro. O così o la raffica di mitra. Beh noi ci facciamo fucilare. Il governo un pochino si è arreso e questo ci rattrista circa i rapporti di forza all’interno del governo e con l’Europa”.

Luigi Ugone (Noi che credevamo in Bpvi)

“Abbiamo votato “No” alla proposta – commenta Luigi Ugone, leader dell’associazione “Noi che credevamo in Bpvi” – che era stata scritta a sommi capi sui giornali. Un po’ diversa perché non si parla di 35mila euro di Isee, ma di reddito. Io la norma non l’ho letta e non ho visto neanche una bozza. A grandi linee hanno descritto qualcosa, non hanno descritto tutto. Quindi io non mi prendo la responsabilità di dire di sì a una cosa che non ho letto”.

“Corto circuito” tra ministro Tria e Palazzo Chigi

Il ministro Giovanni Tria ha lasciato Palazzo Chigi subito dopo il Consiglio dei Ministri, senza partecipare al successivo vertice con Di Maio Salvini e Conte, riferendo di aver inserito gli indennizzi ai risparmiatori truffati, poi smentito dal comunicato di Palazzo Chigi che comunicava i contenuti del Def in cui non c’era traccia degli indennizzi.

Si è parlato di “qualche questione tecnica da limare”, in realtà gli ostacoli, a oggi, parrebbero insormontabili. Un tira e molla, tra ministro e Palazzo Chigi, che dura da settimane, che sembra un dialogo tra persone che provengono tra pianeti diversi. Mentre Conte, Salvini e Di Maio congedavano le associazioni dei risparmiatori invitandoli a nuovi confronti, il Tesoro diffondeva un comunicato annunciando il varo del Def 2019 parlando di un misure urgenti che contengono “anche importanti novità per i risparmiatori rimasti coinvolti nei crac bancari che consentono la piena operatività del Fondo Indennizzi Risparmiatori (Fir) che ha una dotazione di 1,5 miliardi di euro”.

Quel che non va proprio giù alle due associazioni più “oltranziste” (che rappresentano la stragrande maggioranza dei risparmiatori truffati dalle banche venete) sono tuttavia le modalità di accesso alla domanda di rimborso che farebbero correre il rischio di estromettere gran parte delle vittime.

Crosetto (Fratelli d’Italia): “Razzismo economico”

La proposta proveniente dal Tesoro è stata definita dall’ex deputato di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, un “razzismo economico, uno schiaffo alla Costituzione che lascia la porta aperta a ricorsi e contenziosi. Il reato si attenua secondo il censo. Mi sembra una distorsione che impatta anche sul principio costituzionale di uguaglianza. C’è un reato fino a un determinato reddito, sopra quella soglia il reato non c’ è più. E invece o si è truffati tutti oppure non si è truffati. Chi guadagna 35.100 euro all’anno non prenderà nulla. Per soli 100 euro in più all’anno si blocca un diritto. Secondo me la protesta è legittima”, ha detto in un’intervista a Il Tempo.

Chiuse le indagini sul crack di Veneto Banca

Massimo De Bortoli, pubblico ministero della Procura di Treviso che ha in carico l’inchiesta sul crack di Veneto Banca, ha intanto dichiarato la chiusura delle indagini. Delle 11 persone indagate restano soltanto quattro gli ex amministratori per cui sarà chiesto il rinvio a giudizio: Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca, Flavio Trinca, ex presidente del cda, Mosè Faggiani, codirettore generale e Stefano Bertolo, responsabile dell’amministrazione centrale della banca. Il pm ha scoperto operazioni “baciate” (prestiti in cambio di acquisto di azioni) per 430 milioni di euro. L’accusa per Consoli e Trinca è di ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità pubbliche di vigilanza e di aggiotaggio, lo stesso Consoli con Fagiani e Bertolo di “falso in prospetto” in quanto avrebbero “occultavato dati e notizie circa l’effettiva situazione patrimoniale e finanziaria della società”.

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