Menu
Cerca

Richard Markz e la passione per l’Hardstyle

Il sogno del giovane 26enne marosticense è quello di poter suonare nei grandi festival ed un giorno affermarsi come producer.

Richard Markz e la passione per l’Hardstyle
Bassano, 18 Maggio 2019 ore 10:30

Richard Markz e la passione per l’Hardstyle

Un genere di nicchia, forse poco apprezzato nel nostro Paese, ma molto seguito nei paesi del Nord Europa, in particolare in Olanda. E’ l’hardstyle, un genere musicale nato attorno al 2000, caratterizzato da forti influenze dalla musica techno, hard trance e hardcore. In Italia questa musica sembra non essere destinata ad esplodere, ma c’è chi non demorde. Richard Markz – nome d’arte di Riccardo Marchi – è un 26enne di Marostica, di giorno operaio, di sera dj, con il sogno di poter suonare nei grandi festival ed affermarsi come producer.

Com’è nata la tua passione per la musica?

«Fin da quando ero bambino la musica è stata presente nella mia vita. Mio padre, Ugo, è un grande appassionato: suonava la chitarra e ha sempre ascoltato buona musica. Pink Floyd, Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple hanno sempre fatto da colonna sonora ai nostri momenti di famiglia. Tutto è partito da un pomeriggio passato a casa di mio cugino. Aveva una pianola e per gioco provai a suonarla. Mi appassionai e non appena tornai a casa dissi a mio papà che volevo studiare pianoforte. Lui ne fu contento e così cominciai a frequentare le lezioni. Suonavo di tutto, dalla musica classica ai pezzi rock che mio padre adorava. In quegli anni entrai anche a far parte di una band locale che cercava un tastierista. Già in questo periodo si capiva che nella musica sono aperto, perché spaziavo molto, passando dal jazz alle sigle dei cartoni animati».

Come ti sei avvicinato all’hardstyle?

«Lo ricordo bene, anche se sono passati dieci anni. Era il maggio del 2009 e stavo guardando dei video su YouTube. Sono incappato in un video di un ragazzo olandese, che attraverso un tutorial spiegava come ballare la jumpstyle. Si tratta di uno stile di ballo nato proprio nei club musicali olandesi e belgi agli inizi degli anni 2000. Da lì a poco molti dj cominciarono a produrre musica adatta a questo stile: il genere musicale su cui viene ballata la jump è l’hardstyle. La prima volta che mi avvicinai a questo genere musicale, però, non fu per ballare la jump, ma per caso. Stavo cercando una base midi da mettere nella tastiera. I file erano in formato SMF, solo che questa sigla che io cercavo sul web era anche il titolo di una traccia hardstyle. Era destino! Da lì ho iniziato ad informarmi: cercavo di conoscere gli artisti, le loro caratteristiche e gli eventi dedicati».

Come sei arrivato a produrre hardstyle e a far parte di un’etichetta discografica?

«Nel 2010 ho cominciato a fare il dj, attività che ancora mi impegna. Oltre agli appuntamenti fissi in vari locali del circondario, ho avuto il piacere di suonare anche in occasioni speciali per il mio paese, come lo scorso anno, quando ho avuto l’onore di suonare al Capodanno in Piazza degli Scacchi. In queste occasioni suono musica commerciale, ma l’hardstyle rimane la mia passione. Sono entrato in contatto con l’etichetta “Blackout Records”, che dopo aver ascoltato le mie tracce mi ha proposto un contratto. Negli anni ho partecipato a diversi contest, raccogliendo a volte delusioni, a volte successi. Uno che ho vinto mi ha permesso di suonare alla discoteca Florida di Brescia, facendomi conoscere dal pubblico e anche da organizzatori di eventi hardstyle come i gruppi “Offensiva Hardstyle” e “HDE”, che a volte mi coinvolgono nelle loro serate».

Cosa ti aspetti dal futuro?

«Per ora ho avuto la possibilità di partecipare come ospite al “Defqon.1”, l’evento di riferimento per gli appassionati di hardstyle. Per quanto riguarda la mia musica non aspiro alla fama. Quello che mi piacerebbe è che le persone che ascoltano le mie tracce, incontrandomi mi si avvicinassero per ringraziarmi per un pezzo che magari le ha aiutate a superare un momento particolare della loro vita. Per ora mi sono già tolto qualche soddisfazione, soprattutto con i commenti positivi che gli utenti lasciano sotto alle mie tracce su YouTube. Credo che non ci sia soddisfazione più grande».

Credi che un giorno questo potrà essere il tuo mestiere?

«La speranza è l’ultima a morire, no?».