Le indagini

Rapine a mano armata tra Rosà e Bassano: denunciati due fratelli laziali

I due, rispettivamente di 18 e 20 anni, hanno confessato gli assalti e hanno consegnato la pistola a salve utilizzata

Rapine a mano armata tra Rosà e Bassano: denunciati due fratelli laziali

I Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno deferito in stato di libertà due fratelli, rispettivamente di 20 e 18 anni, ritenuti responsabili di una serie di rapine consumate e tentate nell’area bassanese.

Rapine a mano armata tra Rosà e Bassano

Le indagini dei militari hanno permesso di attribuire ai due fratelli quattro specifici episodi avvenuti tra gennaio e febbraio 2026. Il primo evento risale al 15 gennaio a Rosà, in via Manzoni: in quell’occasione, minacciando una dipendente con un martello, i rapinatori hanno sottratto un telefono cellulare e 800 euro in contanti.

Cinque giorni dopo, il 20 gennaio, sempre a Rosà, in via De Gasperi, hanno tentato di rapinare un supermercato con la stessa modalità; il colpo è fallito grazie alla resistenza opposta dalla cassiera.

L’escalation è proseguita a Bassano del Grappa. Il 6 febbraio, al BurgerKing di via Ca’ Dolfin, i due hanno costretto la direttrice a consegnare circa 3.000 euro sotto la minaccia di una pistola.

L’ultimo tentativo è avvenuto mercoledì 11 febbraio 2026 al McDonald di via Capitelvecchio: un dipendente, intercettato all’uscita secondaria e minacciato con l’arma, è riuscito a rientrare tempestivamente nel locale chiudendo la porta e impedendo l’accesso ai malviventi.

La confessione dei fratelli

I militari dell’Arma sono giunti all’identificazione dei responsabili attraverso l’analisi dei filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, oltre a prolungati servizi di osservazione. Sentendosi ormai braccati, i due fratelli, di 18 e 20 anni, si sono presentati spontaneamente presso gli uffici della Compagnia di Bassano del Grappa ammettendo le proprie responsabilità.

Le dichiarazioni rese hanno permesso il recupero della pistola utilizzata, risultata essere un’arma a salve privata del tappo rosso, e degli indumenti indossati durante le rapine, che venivano abbandonati nelle vicinanze degli obiettivi dopo i colpi.

La confessione è stata confermata durante l’interrogatorio delegato dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Vicenza, alla presenza dei legali difensori. I due fratelli sono stati denunciati alla Procura di Vicenza.