Il caso di Antonio Menegon, il “super perito” di Tezze sul Brenta che si batte contro gli autovelox, ha attirato l’attenzione di molti e continua a farlo tutt’oggi visto che rimangono aperti molti interrogativi. Di fatto, l’ingegnere era scomparso nella giornata di venerdì 2 gennaio 2026, non lasciando nessuna indicazione e facendo così preoccupare la sorella e i colleghi che hanno sporto denuncia già nella giornata seguente. In particolare, si temeva il peggio visto che, per il suo lavoro, era stato vittima di alcune intimidazioni e aveva scritto anche un messaggio su LinkedIn che lasciava presupporre una fine tragica.
I precedenti che hanno fatto ipotizzare il peggio
In particolare, Menegon, in arte “Gaetanob”, aveva già avuto a che fare con diversi episodi inquietanti ed era possibile ricollegarli al suo lavoro di perito. Infatti, grazie alle sue analisi, molti dispositivi per la sicurezza stradale sono finiti sotto inchiesta alla Procura di Cosenza, per la quale avrebbe lavorato al fine di analizzare il problema della distinzione tra omologazione e approvazione.
Nel suo libro, “Te la do io la legge: un rapporto incestuoso. Storie di Autovelox, truffe e potere all’ombra della giustizia“, ha provato a raccontare come questi dispositivi, che dovrebbero aumentare la sicurezza stradale, siano stati sfruttati per trasformare i cittadini in “bancomat ambulanti”.
Proprio per questo motivo, la notizia della sua scomparsa ha generato così tanto clamore, facendo ipotizzare a molti che potrebbe aver pestato i piedi alle persone sbagliate. Infatti, in passato, la sua auto prese fuoco all’esterno dell’edificio dove lavora, la Veneto Art Gallery a Rosà. Tuttavia, non fu una sfortunata coincidenza come può essere un cortocircuito, ma un incendio doloso.
Nel giro di pochi giorni, inoltre, qualcuno si introdusse nel suo ufficio e, secondo quanto affermò, fu per rubargli dei file dal computer e sabotare così il suo lavoro.
I dubbi e le domande sulla scomparsa di Antonio Menegon
Con questi precedenti, è normale che molti abbiamo ipotizzato il peggio, a cui si è anche aggiunto il post in cui affermava:
“oggi sono stanco
Non per rassegnazione, ma per una stanchezza costruita nel tempo dall’assenza di risposte.
È fine anno. 𝐌𝐚𝐠𝐚𝐫𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐧𝐞.
Per me …..è tempo di andare”.
Fortunatamente però, nella serata di lunedì 26 gennaio 2026, lo stesso Menegon ha chiamato i Carabinieri per avvisarli che stava bene e che si trovava in un bar di Ancignano di Sandrigo, a più. di 15 chilometri dal suo ufficio.
Secondo quanto ha riferito Menegon al Corriere del Veneto, avrebbe scelto lui stesso di andarsene e non sarebbero state coinvolte altre persone. Di fatto, sembra che sia uscito dalla porta sul retro dell’ufficio, lasciando telefono, chiavi, giacca e il computer acceso all’interno. Tuttavia, non avrebbe avuto il modo di rientrare, visto che non poteva aprire le porte e non aveva modo di chiamare qualcuno.
Ma, se il suo allontanamento e il conseguente isolamento sono stati una sua scelta, come mai sua sorella o i suoi colleghi non ne sapevano nulla? Inoltre, come ha fatto a “nascondersi” e, soprattutto, dove è rimasto per tre settimane?
Gaetanob ha affermato che è venuto a sapere della sua ricerca da parte dei militari, scattate dopo la denuncia della sua scomparsa, solo nella giornata di lunedì. Infatti, ha dichiarato che non si aspettava tutto ciò, visto che lui e la sorella possono anche non sentirsi per un mese.
Menegon ha affermato che ha deciso di tornare alla normalità solo quando gli sono servite delle medicine, venendo a conoscenza di tutte le ricerche e della sua “presunta” scomparsa.
Il caso è a dir poco singolare, ma forse siamo abituati ai film di spionaggio e di complotti che abbiamo ipotizzato un rapimento. Tuttavia, ci sono ancora diversi punti che non tornano nella sua versione. Di fatto, anche se si voleva isolare, perché non è andato a casa sua? Aveva paura che gli sarebbe potuto succedere qualcosa? Perché in queste tre settimane non ha avvisato nessuno: non voleva o non poteva?
Il super perito non ha voluto spiegare cos’ha fatto durante la sua assenza, ma che non è così importante. Infatti, ha evidenziato che l’accento deve cadere sulla motivazione che lo ha spinto a fare questa scelta.
E quale sarebbe questa motivazione?
Menegon chiude l’intervista al Corriere con uno “spottone” per il suo libro:
“Se volete scoprirlo leggete quello che ho scritto e li troverete la spiegazione”.