Per la morte di Francesco Gianello andranno a processo solo i genitori Luigi Gianello e Martina Binotto. E’ questo ciò che ha deciso la Corte d’Assise di Vicenza, accogliendo gli atti di indagine del pm Paolo Fietta.
Genitori a processo, esclusi i tre specialisti
Sono stati esclusi dal dibattimento, invece, i tre specialisti (un medico e due terapeuti) che, per contrastare il tumore osseo di cui soffriva il 14enne di Costabissara, hanno consigliato la medicina “alternativa” del metodo Hamer, cioè attraverso antinfiammatori e impacchi di argilla sulla gamba, anziché ricorrere alla chemioterapia.
I genitori sono accusati di omicidio volontario, reato per cui si procederà con rito tradizionale e non abbreviato, ipotesi respinta dalla Corte dato che, secondo la Legge Cartabia, in questa fattispecie non sono previsti sconti di pena.
La prima udienza si svolgerà tra un mese, cioè il 24 febbraio 2026, durante la quale verranno sentiti i consulenti tecnici di accusa e difesa. La mamma Martina Binotto, invece, testimonierà in aula a metà marzo.
“Nel fascicolo di indagine non c’è nulla che dimostri la colpevolezza dei nostri clienti” scrive il Corriere del Veneto, riportando le parole del legale Lino Roetta che difende i genitori.
Cosa è successo
Secondo l’accusa, invece, i due sarebbero colpevoli di aver causato e accelerato il decesso del figlio, ritardando diagnosi e terapie. La situazione per Francesco è precipitata nel dicembre 2022, periodo in cui è stato scoperto il suo tumore. L’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, centro di eccellenza, aveva proposto ai genitori una biopsia ossea al femore e cure tradizionali (chemioterapia).
Ma in quell’occasione, mamma Martina e papà Luigi avrebbero scelto di seguire il metodo dell’ex dottore tedesco Geerd Hamer, affidandosi a un medico e a due terapisti sostenitori della medicina “alternativa”. In sostanza, la “dottrina Hamer” prescrive di non contrastare la malattia, ma di assecondarla poiché sintomo della risoluzione di un conflitto biologico innescato da un trauma.
Da quel momento, Francesco è stato curato sia tramite antinfiammatori e impacchi di argilla sulla gamba, sia con un supporto psicologico di un terapeuta, il quale avrebbe detto ai genitori di portare il 14enne nel centro salutistico Valdibrucia di Badia Tedalda di Arezzo, in Toscana.
La situazione, però, è peggiorata sempre più: Francesco è stato portata prima all’ospedale di Perugia, poi a quello di Bologna per la radioterapia, infine è tornato a Vicenza per le cure palliative. Il decesso è arrivato nel gennaio 2024. A quel punto sono cominciate le indagini nei confronti dei genitori.
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