Nella giornata di ieri, mercoledì 11 marzo 2026, sono spuntati per le vie dei Comuni diversi cartelloni in segno di protesta contro il progetto Silva Srl di Montecchio Precalcino.
Proteste contro il progetto Silva
Di fatto il progetto prevede la realizzazione di una piattaforma multifunzione per il trattamento di scarti sanitari e la produzione di materie prime secondarie (EoW) per fonderie, situata in una zona caratterizzata da una fitta rete di risorgive e falde acquifere.
“Basta inquinare l’acqua è vita”
Per questo motivo in molti hanno espresso la propria contrarietà, anche perché la giornata di oggi giovedì 12 marzo 2026 sarà decisiva. Infatti, domani, venerdì 13 marzo 2026, si terrà la votazione che sceglierà se dare il via libera al progetto o se lo affosserà, facendo tirare un sospiro di sollievo a molti cittadini ma anche alle associazioni di tutela ambientale.
In particolare, il progetto ha attirato l’attenzione e la preoccupazione di molti proprio perché andrebbe a smaltire i rifiuti sanitari e lo stoccaggio di rifiuti, oltre al recupero delle sabbie esauste delle fonderie. Tuttavia, come sottolinea Rete Zero Pfas Veneto:
“Non si tiene in minima considerazione qualsivoglia ricaduta, sia possibile che certa, sul territorio, sui suoi abitanti e sulle acque potabili. Si omette inoltre di parlare del vero nuovo progetto, ossia il trattamento di rifiuti sanitari e lo stoccaggio di rifiuti, moltissimi dei quali anche pericolosi, che si andrebbe contemporaneamente a realizzare”.
“Basta veleni! Vogliamo vivere!”
Il progetto vede l’impianto di trattamento sorgere sopra la falda acquifera che rifornisce gran parte del padovano e il vicentino occidentale.
“A pagarne le spese poi sono gli abitanti con la loro salute e le loro tasse”
Le aziende promotrici, come Assofond, associazione di Confindustria rappresentante le fonderie italiane, difendono il progetto affermando che sarà un’opportunità per creare nuovi posti di lavoro, oltre che per riqualificare l’area. Di fatto, come riporta il Corriere del Veneto, il vicepresidente di Assofond Franco Vicentini sostiene che l’impianto permetterà di diminuire: l’estrazione delle sabbie vergini, i costi di smaltimento e il trasporto su gomma.
“Basta inquinare vogliamo vivere in salute”
Tuttavia, Rete Zero Pfas ha voluto ribattere affermando:
“Non possiamo credere che ci si voglia nascondere dietro al velo dell’ignoranza. Questo è già stato fatto nel caso delle terre contaminate provenienti dai cantieri della Pedemontana Veneta e interrate in quasi 30 siti del nostro territorio.
Questo procedimento industriale libererà senz’altro sostanze tossiche nell’aria, ma, nonostante vengano pagati i migliori studi tecnici ed esperti chimici, ancora non si vuole dichiarare che la produzione sarà impattante e dannosa per le persone interessate.
“Anni di polveri e veleni ora basta!”
La Commissione Europea è in allerta e sta vigilando su questo tema: sta attenzionando il territorio vicentino che troppo è stato svenduto all’interesse economico di pochi. A pagarne le spese poi sono gli abitanti con la loro salute e le loro tasse. Ricordiamo che da 40 anni le persone residenti nei dintorni lamentano la presenza di polveri nere che cadono sui davanzali, vialetti, alberi e orti. Lamentano l’incidenza di tumori, malattie respiratorie, cardiache ed autoimmuni. La gestione del sito è insoddisfacente ed emblematica dello scarso interesse dell’azienda verso la salute di abitanti e territorio circostante”.