L'operazione della Guardia di Finanza

Maxi evasione fiscale, scoperta frode da oltre 5 milioni di euro

Individuate ben 17 imprese "apri e chiudi".

Maxi evasione fiscale, scoperta frode da oltre 5 milioni di euro
Cronaca Vicenza, 28 Luglio 2021 ore 16:07

Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Schio nell’ambito dell’operazione “Re-itinera”, avevano tratto origine, nel 2019, dall’avvio di un controllo in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro eseguito, in orari notturni e congiuntamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza, nei confronti di un’impresa individuale con sede operativa a Schio (VI) ed attiva nel settore economico delle confezioni di abbigliamento, riconducibile ad un titolare originario della Repubblica Popolare Cinese.

Maxi evasione fiscale, scoperta frode da oltre 5 milioni di euro

L’attività di polizia economico-finanziaria ha permesso di individuare, complessivamente, 17 soggetti con medesima natura giuridica, che si sono avvicendati, anche accavallando i relativi periodi di operatività, all’interno dello stesso laboratorio dal 1998 ad oggi, per poi chiudere la partita I.V.A. o cessare di fatto l’attività dopo pochi anni. Tutte le imprese sono state accomunate dallo spregio degli obblighi tributari in materia di presentazione delle dichiarazioni e versamento delle relative imposte, nonché degli oneri previdenziali relativi ai rapporti di lavoro dipendente.

Complessivamente, difatti, le ditte hanno accumulato un debito nei confronti dell’Erario (scaturito da attività di accertamento eseguite dall’Agenzia delle Entrate o dall’I.N.P.S. di Vicenza) ed iscritto a ruolo per circa 5 milioni di euro, comprensivo di imposte evase, sanzioni ed interessi passivi di mora maturati sino ad oggi. Tutte le cartelle esattoriali sono in toto non onorate e non è mai stata avanzata alcuna istanza di rateizzazione.

L’indagine ha permesso poi di rilevare come gran parte dei dipendenti fosse trasferita da una ditta all’altra all’atto della cessazione della partita I.V.A.; che il lavoro svolto nel laboratorio rimanesse esattamente lo stesso, come medesime rimanessero le controparti commerciali; infine, che tutte le imprese siano state gestite dal titolare della prima ditta individuale (attiva dal 1998 al 2005), il quale successivamente è stato inquadrato quale dipendente in tutte le altre, formalmente intestate a connazionali, del tutto estranei alla gestione aziendale (meri operai tessili) e spesso ignari della titolarità formale rivestita.

Partite Iva inesistenti

In sintesi, una commistione totale tra i soggetti giuridici, solo cartolarmente terzi, da un punto di vista di amministrazione, lavoratori dipendenti, sede, contratti stipulati e controparti commerciali. Alla luce di ciò, la vorticosa apertura di partite I.V.A. insistenti presso il medesimo indirizzo e formalmente intestate a soggetti diversi, ha avuto come unico obiettivo quello di rendere inefficaci le numerose procedure di riscossione coattiva (pari al numero delle ditte) instaurate dall’Amministrazione finanziaria.

L’imprenditore, il quale nel 2019 ha trasferito il centro dei propri interessi in provincia di Varese, consegnando la gestione delle imprese scledensi al fratello, ha avuto il completo controllo di tutte le partite I.V.A., tanto da utilizzarle sovente, dopo la cessazione dell’operatività commerciale, per emettere fatture per operazioni inesistenti a beneficio delle ditte subentranti o di società operanti nel varesotto, permettendo a queste ultime di finanziare con l’evasione fiscale le nuove iniziative imprenditoriali.

Il dominus delle ditte individuali è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Vicenza, in concorso con tutti i titolari di diritto (complessivamente, 16 persone fisiche), per i delitti di dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, reati puniti dagli artt. 2, 5, 8 e 11 del D.Lgs. 74/2000.

Locali privi di requisiti di sicurezza

L’accesso ispettivo congiunto con i funzionari dell’I.T.L. di Vicenza aveva permesso anche di rilevare come i locali adibiti a laboratorio tessile fossero privi di alcuni dei requisiti di sicurezza previsti dal D.Lgs. 81/2008. Nello specifico, i quattro estintori presenti erano privi di etichette di manutenzione ovvero non revisionati, come da legge, ogni 36 mesi (né controllati ogni 6 mesi); le uscite di emergenza non erano fruibili in quanto occluse da materiale tessile; infine, l’impianto elettrico era privo di regolare dichiarazione di conformità, oltre che pericolante e sospeso sulla testa dei dipendenti.

Il titolare della ditta, il quale ha successivamente estinto la contravvenzione eseguendo versamenti F23 per circa 5.000 €, era pertanto stato anche segnalato per i reati di cui agli artt. 55, comma 5, lettera c), 68, comma 1, lettera b) e 87, comma 2, lett. e) del D.Lgs. 81/2008. Il G.I.P. presso il Tribunale di Vicenza, aderendo alle ipotesi investigative, ha emesso nei confronti dell’imprenditore apposito decreto di sequestro preventivo per equivalente fino a concorrenza di € 656.952, profitto illecito del reato di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti.

Rilevando come il dominus fosse un soggetto nullatenente, del tutto incapiente da un punto di vista patrimoniale, sono stati eseguiti mirati accertamenti bancari nei confronti di 14 soggetti giuridici (tra persone fisiche e ditte individuali), segnalati dalla Tenenza come possibili suoi prestanome, al fine di individuare target potenzialmente aggredibili.

Tali accertamenti hanno permesso di individuare, dunque, sette persone fisiche espressive delle capacità economico-finanziaria del dominus (la moglie, due figlie e quattro soggetti prestanome di nazionalità Cinese residenti tra il Veneto e la provincia di Varese).

Scattato il sequestro preventivo

L’A.G. titolare del fascicolo ha dunque emesso un decreto di perquisizione locale, da eseguire contestualmente al primo provvedimento, nonché un ulteriore provvedimento con cui ha esteso la portata del decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. ai beni intestati ai prestanome ma nella disponibilità dell’indagato.

L’esecuzione dei citati decreti ha permesso di sottoporre a vincolo cautelare reale disponibilità finanziarie per decine di migliaia di euro e n. 1 Rolex “Oyster Perpetual”, del valore di quasi 6.000 €. Nello specifico, tale prezioso è stato rinvenuto nell’ambito delle contestuali perquisizioni locali dell’abitazione e della nuova impresa tessile dell’indagato, ubicate in Gallarate (VA), ed eseguite con il supporto dell’unità cinofila del tipo “cash dog” fornita dal Gruppo Guardia di Finanza di Malpensa.

Nel corso delle medesime operazioni, è stata altresì rinvenuta e sequestrata copiosa documentazione contabile ed extra-contabile (fatture attive e passive, ordini dei clienti, contratti di locazione e di attivazione delle utenze, agende manoscritte riportanti esattamente gli importi delle fatturazioni attive delle ditte intestate ai prestanome) attestante, ancora una volta, la totale riconducibilità di fatto delle imprese tessili di Schio (VI) all’indagato e ai suoi familiari.

Sette controlli fiscali

Ottenuto il nulla osta dell’A.G. inquirente, sono stati conclusi 7 controlli fiscali, con constatazione di una base imponibile di circa 2,5 milioni di euro, di I.R.Pe.F. non versata per circa 300.000 euro e di I.V.A. evasa per oltre un milione di euro. Tali attività di natura amministrativa sono state condotte nei confronti di 6 imprese tessili e di una S.p.A., con sede nel vicentino, principale impresa committente delle ditte scledensi, nei cui confronti è stata constatata l’indetraibilità dell’I.V.A. indicata nelle fatture, qualificate come riferibili ad operazioni soggettivamente inesistenti, e segnalata alla stessa A.G. vicentina per la responsabilità amministrativa degli Enti dipendente dal reato dichiarazione fraudolenta commesso dall’organo apicale (Presidente del C.d.A.).

Ulteriori tre interventi sono stati eseguiti ai fini previdenziali, nei confronti di altrettante ditte individuali, attive nel laboratorio dal 2016 al 2020, in cui è stato constatato l’omesso versamento di contributi I.N.P.S. e premi assicurativi I.N.A.I.L., per circa 60.000 €.

Rilevando la durata del legame commerciale, nonché la consapevolezza della continuità aziendale tra le ditte avvicendatesi, è stato ritenuto configurabile un appalto di fatto tra le stesse tre ditte tessili, considerate come un’unica azienda appaltatrice, e otto imprese committenti (n. 1 S.p.A. e n. 7 S.r.l., con sede nel vicentino), riconducibili a proprietà italiane, proposte all’Ente accertatore dell’evasione contributiva ed assicurativa (I.N.P.S.), quali soggetti giuridici appaltanti responsabili in solido ai sensi dell’art. 29, comma 2, D.Lgs. n. 276/2003, secondo la percentuale di fatturato attribuibile a ciascuno di essi.

Interrotto il meccanismo fraudolento

Al fine di interrompere il meccanismo fraudolento (perpetrato anche nel corso delle indagini con la costituzione di due nuove ditte), a seguito di apposita istanza avanzata alle competenti Direzioni Provinciali dell’Agenzia delle Entrate, sono state cessate d’ufficio per carenza dei requisiti soggettivi I.V.A., sei imprese individuali nelle mani del dominus e formalmente attive, mentre alla Procura della Repubblica di Vicenza è stato richiesto il sequestro preventivo “impeditivo” del complesso aziendale del laboratorio tessile.

Lo studio di consulenza contabile di riferimento delle ditte tessili, con sede in Emilia Romagna, è stato segnalato ai Reparti territorialmente competenti del Corpo per l’eventuale inosservanza delle disposizioni relative all’obbligo di adeguata verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette, di cui alla normativa antiriciclaggio.

L’operazione è stata avviata e condotta nell’alveo delle metodologie operative, elaborate dal Comando Regionale Veneto e dal Comando Provinciale di Vicenza con il supporto di avanzati applicativi informatici, le quali mirano a contrastare in maniera sistematica e massiva i fenomeni illeciti del sommerso d’azienda e delle frodi fiscali.

L’operazione delle Fiamme Gialle, sviluppata nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza a contrasto dell’evasione e delle frodi fiscali, ha fatto leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria del Corpo ed è stata condotta trasversalmente sotto il profilo amministrativo e penale, nella prospettiva di assicurare all’Erario, attraverso il sequestro preventivo eseguito, l’apprensione a vantaggio della collettività dei beni suscettibili di confisca, obbligatoria in caso di condanna degli indagati.