Lela Perez: Bodypainter Internazionale made in Bassano

L'artista Emanuela Peretto conquista con il colore il mondo: la persona diventa un’opera d’arte vivente.

Lela Perez: Bodypainter Internazionale made in Bassano
Bassano, 29 Marzo 2019 ore 11:58

«E' un corpo nudo che si lascia trasformare, che si fida delle mie intenzioni, che ripone in me, in quel momento, la sua vita fatta anche di ansie e di paure nello stare di fronte a un pubblico che osserva. Amo la tecnica del camouflage: permette alla gente di sentirsi parte del Tutto».

Lela Perez: Bodypainter Internazionale made in Bassano

Pablo Picasso diceva: «L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno». Emozionare. Sentire. Vivere. Percepire. Trasmettere. Sono sicuramente pochi questi verbi per provare a descrive Emanuela Peretto, ragazza bassanese, che racchiude in sé la forza e l'esplosività di un vulcano. Lei, una Bodypainter di successo che riesce a trasformare un corpo in una vera e propria opera d'arte che respira.

Emanuela, Lela per gli amici, da dove nasce questa tua passione?

«Fin da piccola ho sempre amato disegnare ma prediligevo il bianco e nero, solo matita. Non ho usato i colori fino ai 10 anni, poi qualcosa è cambiato e ho iniziato a usare qualche matita colorata. Sono partita con i ritratti: il primo, fra tutti, a mio nonno. Piano piano cominciavo a concentrarmi, a cercare di migliorarmi: tantissimi volti, persone e cavalli».

Cavalli?

«Il mio animale preferito, simbolo di forza e libertà, un modo in cui la natura dimostra la sua potenza e la sua vitalità».

Hai sempre voluto fare la pittrice?

«Sì, da sempre, ma mi dicevo che forse non era così facile vivere della propria arte. Nel mio piano B, in alternativa, mi sarebbe piaciuto molto diventare dottoressa: chirurga estetica, oncologa o nutrizionista. Ma già da allora in me sentivo quell'incipit che mi ha portato dove sono ora: ho sempre amato disegnare le persone, ora le dipingo».

Passioni?

«Amo molto l'Antico Egitto, la simbologia, tutto ciò che concerne il lato non conosciuto delle cose, tutto quello che fa paura, che cela dentro di sé un mistero che molto spesso non è comprensibile all'uomo, che crea angoscia, ansia. Amo scoprire il perché delle cose anche se molto spesso rimane un’incognita e ci possiamo solamente accontentare del “come”».

Che studi hai fatto?

«Volevo unire arte e scienza, qualcosa di artistico ma utile nella vita di tutti i giorni. Ho quindi scelto Desing di moda, perché era l'unica facoltà che mi poteva lasciare, in parte, ancora un po’ di libertà d’ espressione. Politecnico di Milano. Numero chiuso. Entro. Era destino dovessi cambiare aria e vita».

Milano?

«Milano è stata la città in cui ho realizzato il pensiero di diventare stilista creativa ma non sapevo bene ancora in quale campo; mi piaceva il gioiello, la moda, l'arte in sé. Durante gli studi, inizio a lavorare nell'ambiente moda, ma fin da subito mi accorgo che non erano le frequenze giuste per me; un ambiente che mi stava stretto e non mi bastava andare dal sarto per sistemarlo. Troppo superficiale».

Esperienze durante gli studi?

«Sono andata in Scozia a fare un Erasmus sul gioiello: 8 fantastici mesi. La mia tesi di laurea finale è stata proprio su questo. Qui ho progettato, disegnato e poi in laboratorio creavo quello che avevo immaginato. Mi piacciono le materie grezze: l'ottone, il bronzo e l' argento. E' straordinario vedere la trasformazione della materia per mano tua; la tua idea che si concretizza in un gioiello. Qui è nata anche una collezione sui 5 elementi».

E poi?

«Sono tornata, mi sono laureata e ho continuato a lavorare nello stesso Showroom dove avevo fatto stage durante l'università per capire se davvero fosse quella la mia vocazione e se la strada di creativa potesse fare al caso mio, ma dopo poco ho capito che in quell'ambiente non riuscivo a essere Lela al 100%. Mi mancava qualcosa».

Com'è iniziato tutto? La nascita del tuo mondo, il tuo Big Bang?

«Una sera una mia amica mi ha chiesto se volessi esporre, durante una serata, i miei quadri in un locale, era ottobre 2012. Non volevo fare la solita inaugurazione così ho deciso di provare qualcosa di nuovo: per la prima volta ho dipinto le mie due coinquiline. Ho iniziato così, davanti ai miei quadri a fare bodypainting, senza averlo mai fatto prima. Stupendo. Mi ha emozionato. Così, in un’ordinaria serata, le mie amiche si sono trasformate in un acquario con una donna che esce nel mezzo; tutto sui toni del turchese, oro e del bronzo. Doveva succedere. Sono rimasti così colpiti dal risultato finale che un mio amico poi mi ha chiesto di provare a fare uno shooting; ovviamente ho accettato».

Che cosa raffigurava il tuo primo bodypainting durante questo shooting?

«Una donna, completamente dipinta di bianco dove il colore improvvisamente diventava protagonista in un’esplosione di cromie. Fantastico, ad oggi l’opera a cui sono più affezionata. Il bianco era steso come se fosse una seconda pelle, come se togliendosi tutto si stesse liberando di una maschera. Poi una rinascita dai colori. Sono molto fatalista. Se qualcosa deve succedere lo farà e il destino ha sempre la sua puntualità: sa trovare il momento, l'attimo, l’ingranaggio giusto».

BodyPainter. In parole semplici? Che cos'è per te?

«Vita. Le persone diventano un veicolo, un dialogo non verbale, corporeo. Il linguaggio del corpo è il linguaggio più forte che ci sia al mondo. Io mi esprimo molto di più dipingendo, con il colore che con le parole. Il modo più efficace di trasmettermi alle persone è mostrando la mia arte».

La scelta di lasciare un posto fisso?

«Nel giro di un anno ho lasciato lo Showroom di moda e nell'ottobre del 2013 ho deciso che dovevo fare della mia arte la mia vita. Mi sono sentita libera di essere Lela. Tutti contro. Lasciavo un posto fisso. I miei genitori però mi hanno compresa subito, mamma pittrice e papà artigiano, sapevano da sempre che la mia anima era fatta per esprimersi in un altro modo. “La cosa più importante è la libertà e che tu sia felice, fai ciò che senti sia giusto per te”, questa è stata la loro raccomandazione. Sono sempre stati i pilastri della mia vita, le fondamenta, il trampolino da dove sono volata da sola, libera verso quello che mi faceva stare bene: l'arte, il colore. Se sono così oggi è solo merito loro, dei loro insegnamenti, della loro fiducia che non mi hanno mai fatto mancare».

Come sei diventata Lela Perez Bodypainter?

«Ho iniziato a fare eventi, i social mi hanno aiutata molto a farmi conoscere. Il passaparola: essenziale. Mi promuovevo, mandando mail e così mi sono fatta conoscere; non è stato semplice. Ho avuto tanta fortuna, ma come dicevano gli antichi «Audaces fortuna iuvat». Tutto si è realizzato perfettamente, i pianeti giorno dopo giorno si allineavano e mi davano costante conferma che la strada che stavo percorrendo era quella giusta. Quando chiedi all'Universo, l'Universo ti da tutto. Un giorno ho deciso quindi di partecipare ai mondiali di Bodypainting in Austria nel 2014, e mi sono iscritta una settimana prima dell'evento. Sono arrivata terza nella categoria UV-Fluo. Podio. Non ci credevo. Un'ulteriore conferma, forse quella ufficiale, per farmi davvero capire che questa è la mia vita. E da quel momento sono salita su questo treno, che io chiamo delle meraviglie».