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La burocrazia ingessa tutto e non vale la pena rischiare

Sul banco degli imputati i costi troppo alti di mano d'opera ed energia.

La burocrazia ingessa tutto e non vale la pena rischiare
Schio e Valdagno, 27 Aprile 2019 ore 13:30

La burocrazia ingessa tutto e non vale la pena rischiare. A finire sul banco degli imputati  sono i costi troppo alti sia della mano d’opera sia dell’energia. Ecco l’analisi di Federconsumatori e Confartigianato.

Bene mercato estero, male la burocrazia

«Siamo molto forti nel mercato estero nel settore della meccanica, anche se stiamo vedendo un certo indebolimento verso la Germania e questo ci preoccupa soprattutto perché tante aziende dell’Alto vicentino hanno una grande specializzazione in questo settore. Il Governo dovrebbe dare un segnale concreto, puntare sul lavoro, abbassare i costi e la tassazione e ogni volta non gettare tutto di pregresso: tenere quello che c’è di buono e andare avanti». Chiare le idee espresse da Gianluca Cavion, presidente del mandamento di Valdagno e vicepresidente di Confartigianato Impresa Vicenza invitato a ragionare ad alta voce sui dati snocciolati dall’Istat, secondo i quali ci si trova a fare i conti con un ulteriore indebolimento del clima di fiducia dei consumatori, il cui indice passa da 112,4 a 111,2. Si tratta di un’ulteriore diminuzione rispetto al valore che, già a febbraio, si era rivelato il più basso da 18 mesi.

Federconsumatori

A rendere noto il dato Istat è l’osservatorio di Federconsumatori che traccia una panoramica attenta e dettagliata della situazione italiana – e che spesso fa bene il paio con quella dell’Alto Vicentino – Questo dato che si aggiunge ad una lunga lista di indicatori negativi sulla nostra economia: dall’entrata del Paese in recessione tecnica, al calo dei consumi, al crollo della produzione industriale del -5,5% a dicembre 2018 su base annua. «Si tratta del segnale evidente che i cittadini, smaltiti gli effetti affabulatori dei continui annunci da campagna elettorale, iniziano a fare i conti con le promesse mancate e con una situazione economica che, nel migliore dei casi, è rimasta immutata – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. Questo dovrebbe far capire al Governo che è giunto il momento di agire concretamente e con responsabilità, attuando le misure necessarie per far fronte al periodo estremamente complesso a cui il nostro sistema economico va incontro. È importante che l’Esecutivo prenda atto del fatto che bisogna intervenire ora per scongiurare, dal prossimo anno, l’aumento dell’Iva, che segnerebbe una vera e propria catastrofe per le famiglie e per il Paese intero. Inoltre – conclude – di fronte a tali prospettive, le misure di carattere assistenziale sono una soluzione marginale e insufficiente: per restituire al Paese prospettive di crescita è urgente un serio piano di investimenti destinati allo sviluppo tecnologico, alla ricerca, alla modernizzazione e alla realizzazione delle infrastrutture».

Confartigianato

E proprio dall’analisi Istat-Federconsumatori, Cavion fa un’attenta analisi locale che non può certo prescindere dalla situazione nazionale. «Le preoccupazioni ci sono – ammette il presidente – il lavoro non sta dando grande spinta per guardare al futuro con occhi benevoli. Non vediamo né una spinta di sviluppo né una legata agli investimenti, diciamo che la nostra economia sta viaggiando con il freno a mano tirato. Poi noi cerchiamo di essere sempre fiduciosi però occorre avere anche qualche segnale da parte del Governo proprio nell’ottica del “fare impresa”». E Cavion identifica questi segnali dando loro un nome e un’identità chiara e specifica: «Il costo dell’energia e della mano d’opera è altissimo. Purtroppo poi non sempre troviamo personale preparato per le nostre aziende perché manca una politica di formazione e questo apre un altro problema: quale ricambio generazionale possiamo dare alle nostre maestranze?». Una «ricetta» potrebbe essere «copiare» da chi sta avendo buoni risultati e per fare questo però occorre avere un po’ di umiltà. «Capisco che inventare qualcosa non sia facile – mette le mani avanti Cavion – però abbiamo davanti agli occhi dei modelli vincenti – e penso ad esempio al sistema duale tedesco di alternanza scuola lavoro – dal quale si possono trarre spunti. Però per capire che gli altri hanno delle potenzialità e settori che ben funzionano occorre guardare fuori da casa nostra con umiltà. E questo, ai nostri Governi, in genere manca. Quando se ne insedia uno nuovo tendenzialmente getta via tutto quello che è stato realizzato, come si suol dire butta via l’acqua sporca con tutto il bambino. Ma è possibile che nessuno realizzi nulla di buono e che sia tutto da gettare? Non credo… Umilmente si guarda a ciò che c’è di buono e da lì si va avanti. Altrimenti è come se volessimo costruire una casa e ogni volta che c’è un passaggio di muratori si buttasse tutto: così facendo gli altri Stati hanno case e grattacieli, noi siamo ancora a capire se si riesce ad andare oltre al primo scalino».

Burocrazia che ingessa tutto

Fra gli annosi problemi del Bel Paese, inoltre, c’è la farraginosa e complessa macchina burocratica. «Abbiamo una burocrazia che ingessa tutto – scandisce Cavion – e questo è un grosso ostacolo per chi vuole fare impresa. Se poi pensiamo che l’utile di impresa di una Pmi è di circa 100mila euro e, tolti dai 67 ai 69mila euro di tasse – cosa rimane? I restanti 30mila euro sono circa lo stipendio di un operaio che però non ha il rischio di impresa e la responsabilità civile e penale nei confronti di terzi. Per cui – a conti fatti – a queste condizioni vale la pena fare impresa in Italia?».