Imprese cinesi: lavoro nero e sfruttamento della mano d'opera

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza, congiuntamente al personale della Direzione Territoriale del Lavoro, hanno individuato due opifici manifatturieri gestiti da soggetti di nazionalità cinese ed operante nel settore delle lavorazioni per conto terzi di capi di abbigliamento.

Imprese cinesi: lavoro nero e sfruttamento della mano d'opera
Cronaca Vicenza, 30 Aprile 2019 ore 07:57

Imprese cinesi: lavoro nero e sfruttamento della mano d'opera

Nell’ambito dell’attività di polizia economico-finanziaria finalizzata al contrasto dell’economia sommersa, del lavoro nero e dello sfruttamento della mano d’opera da parte di imprese gestite da soggetti di nazionalità cinese, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza, congiuntamente a personale della Direzione Territoriale del Lavoro, hanno individuato due opifici manifatturieri gestiti da soggetti di nazionalità cinese ed operante nel settore delle lavorazioni per conto terzi di capi di abbigliamento a mezzo di due, formalmente, distinti soggetti giuridici. L’attività info-investigativa condotta dai militari della Tenenza di Noventa Vicentina ha permesso di constatare il modus operandi delle due aziende artigianali cinesi che sarebbero di fatto contoterziste di ulteriori intermediari – committenti – che si interpongono tra le imprese e i reali committenti delle commesse; infatti, tra i committenti (industrie nazionali di alta moda) ed i contoterzisti non c’è, in genere un rapporto diretto. Infatti, gli stessi committenti si rivolgono a dei “grossisti” (di nazionalità italiana) che organizzano il lavoro e ne ripartiscono le fasi a vari laboratori artigianali. L’attività in questione ha permesso di acclarare l’omesso versamento di ritenute d’acconto operate sui compensi elargiti ai lavoratori dipendenti nonché l’omessa effettuazione dei versamenti trimestrali dell’I.V.A. Inoltre, sono stati accertati ricavi non contabilizzati per un totale di 92mila e 447 euro. L’attività di polizia economico finanziaria ha permesso di riscontrare, altresì, la presenza di 8 lavoratori in nero di nazionalità cinese per i quali non erano state eseguite le prescritte comunicazioni obbligatorie agli previdenziali ed assistenziali. Tale circostanza ha determinato la contestuale segnalazione, da parte delle Fiamme Gialle di Vicenza, all’Ispettorato Territoriale del Lavoro per addivenire alla sospensione dell’attività di impresa, per aver utilizzato più del 20% di personale in nero su quello effettivamente impiegato.

13 foto Sfoglia la gallery

Al termine dell’attività ispettiva di natura amministrativa è stata contestata ai titolari delle ditte individuale l’applicazione della maxi sanzione per l’impiego dei lavoratori in nero per un ammontare complessivo di 12mila euro, la sanzione per l’omessa consegna ai lavoratori delle lettere di assunzione per 4mila e 50 euro, la sanzione per la mancata istituzione del libro unico del lavoro per un importo di mille euro e si è inoltre provveduto ad elevare la contestazione di sanzione amministrativa per €10.000,00 ai sensi delle novità legislative introdotte dall’art. 1 commi 910 e 911 della Legge 205/2017 (finanziaria 2018) poiché è stato accertato che gli emolumenti venivano corrisposti ai dipendenti in modalità non tracciata. Infine, sono stati segnalati all’A.G. due soggetti di nazionalità cinese per violazione delle norme riguardanti il cd. “caporalato”, poiché nell’espletamento delle attività di controllo sono emersi elementi riconducibili all’ipotesi del reato in esame, in considerazione delle indigenti situazioni alloggiative degli operai, per la mancata retribuzione dei dipendenti secondo le modalità previste dall’art. 1 Legge 205/2017, per la presenza di diversi permessi non retribuiti, che se non giustificati, si caratterizzerebbero come elemento di elevata evasione contributiva nonché, nello specifico caso di datori di lavoro di nazionalità cinese, di intermediazione illecita di lavoro e sfruttamento ed infine per le gravi e reiterate inadempienze sul versamento dei contributi previdenziali all’Istituto Nazionale Previdenza Sociale per circa 36mila euro. L’attività di contrasto al sommerso da lavoro si innesta nelle più ampie linee di azione strategiche del Corpo volte a rafforzare l’azione di repressione dei fenomeni illeciti più gravi e insidiosi a garanzia dei principi di legalità del mercato del lavoro, a tutela della dignità dei lavoratori e dei luoghi di lavoro.