Il Movimento mariano di Schio propone il reddito alle madri casalinghe italiane

Documento consegnato da Mirco Agerde al Congresso mondiale delle famiglie.

Il Movimento mariano di Schio propone il reddito alle madri casalinghe italiane
Schio e Valdagno, 30 Marzo 2019 ore 14:00

Il Movimento mariano propone il reddito alle madri casalinghe italiane. Il documento consegnato a margine del Congresso mondiale sulle famiglie di Verona. A presentarlo il presidente, Mirco Agerde.

La proposta di legge

Una chiara e netta indicazione di Giovanni Paolo II che il presidente del Movimento mariano Regina dell’amore, Mirco Agerde, fa in qualche modo suo. Fra le mani ha una proposta di legge per il «Reddito alle madri» e lo consegnerà agli organizzatori del «Congresso mondiale della famiglia» che si terrà fino al 31 marzo alla Gran Guardia di Verona e dove, lo stesso Agerde, avrà modo di prendere parola durante il congresso puntando i riflettori sulla «Difesa della vita dal concepimento alla morte naturale».

Reddito alle madri casalinghe italiane

Un intervento importante di una figura che si incastona fra gli altri relatori di punta e di spicco e dove lo stesso Agerde saprà inserirsi con il suo consueto carisma e capacità oratoria.
Come è arrivato alla formulazione di questa richiesta?
«E’ un’esigenza tangibile di cui lo stesso papa Giovanni Paolo II si era fatto portavoce. Il crollo della natalità costituisce la principale tragedia italiana, la prima emergenza nazionale cui porre rimedio, perché le conseguenze di un saldo nati-morti costantemente negativo sono devastanti e capaci di minare inevitabilmente le colonne portanti di un intero sistema sociale che diamo per scontato e che invece crollerà in assenza di una ripresa del tasso di natalità. Allo stesso tempo, dal punto di vista valoriale, si vuole mettere al centro la cultura della vita e la figura della donna madre per disarticolare i falsi diritti spacciati come forme di liberazione delle donne, a partire da quello dell’aborto, la proclamazione della sua centralità, la cancellazione della discriminazione di cui è fatta oggetto la donna madre casalinga, considerata una sorta di donna di serie B priva del salario e di diritti, con il riconoscimento invece della decisiva funzione sociale e lavorativa svolta con la maternità, sono tra gli obiettivi per costruire ricchezza investendo sulla famiglia e sulla natalità, con denari che entrano immediatamente nel ciclo produttivo dei consumi, producendo automaticamente un contributo alla crescita economica del Paese, senza scassare i conti pubblici».
Qual è la situazione italiana?
«La statistica diffusa da Ocse, dedicata alle differenze di genere nella quantità di tempo libero disponibile nel corso di una giornata, è una buona occasione per ricordare una caratteristica del nostro paese della quale si discorre pochissimo: la condizione delle nostre donne che lavorano in casa, curando le attività domestiche e familiari. Dopo il Messico le donne italiane sono quelle che cumulano il numero più elevato di minuti non retribuiti ogni giorno per le attività domestiche. Parliamo di 227 minuti, oltre tre ore al giorno. Numeri che sono sottovalutati. Nei suoi ultimi due rapporti annuali, Istat ha dedicato svariati approfondimenti al lavoro non retribuito che fanno le donne italiane che, per quantità, sfiora le 50 ore settimanali. Secondo i dati del 2014 in Italia sono state effettuate 71 miliardi e 353 milioni di ore di lavoro non retribuito, il 71% delle quali - oltre 50 miliardi - da parte di donne per attività domestiche».
Nel confronto europeo come ne escono le donne italiane?
«Sono quelle messe peggio dopo le romene. Questo basta per far concludere a Istat che “Il vantaggio di vivere in famiglia è percepibile solo per gli uomini che beneficiano della condivisione del lavoro familiare con un guadagno netto in termini di carichi di lavoro complessivo, mentre per le donne, soprattutto se occupate, la vita di coppia comporta un aggravio di lavoro».
Cerchiamo di capire i numeri. Di che cifre stiamo parlando?
«Le risorse necessarie a coprire il reddito di sostegno per le casalinghe si aggirerebbero attorno ai 3 miliardi di euro. Cifra importante ma non impossibile da recuperare. Se la gestione di questo ammortizzatore sociale fosse delegata alle regioni una parte rilevante della somma necessaria sarebbe recuperata grazie al recupero delle risorse tributarie e attraverso l’emissione della moneta fiscale complementare».
In soldoni: alle mamme quanto andrebbe? E chi ne ha diritto?
«Il reddito alle casalinghe mamme è riservato alle donne italiane con almeno due figli. Il reddito include anche la parte dei contributi previdenziali. Mamme fino a due figli 600 euro mensili, con tre figli si sale a 700 e con oltre tre figli si raggiungono gli 800 euro. Il valore educativo delle mamme casalinghe deve prevedere anche la possibilità di tenere i bambini a casa evitando di utilizzare le scuole materne statali con ricadute positive per i bambini e un notevole risparmio per lo Stato. Le mamme che decidessero di non inviare i bambini alle scuole materne avranno un bonus compensivo mensile di altri 200 euro. Considerato il costo mensile per ogni bambino che frequenta le scuole materne statali di circa mille euro, lo Stato, pur a fronte di un contributo integrativo di 200 euro, ne risparmierebbe 800 per ogni bambino che rimane a casa».