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La banda del furgone bianco

Erano nomadi accampati abusivamente ma si fingevano operai per rubare

Il primo colpo risale allo scorso aprile: avevano colpito la dipendente di una pizzeria intenta a effettuare una consegna a domicilio in pieno lockdown. Gli avevano sottratto l'incasso pari a circa mille euro.

Erano nomadi accampati abusivamente ma si fingevano operai per rubare
Cronaca Vicenza, 23 Aprile 2021 ore 15:26

Avevano seminato terrore tra i residenti dei comuni di Marano, Zanè, San Vito di Leguzzano e Giavenale ma i Carabinieri della Compagnia di Thiene sono riusciti a catturarli e a stringere le manette ai polsi dei due nomadi, già accampati abusivamente nella zona industriale vicina all’argine Leogra.

Erano nomadi accampati abusivamente ma si fingevano operai per rubare

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Thiene con la preziosa collaborazione dei colleghi della Compagnia di Rovigo e Schio, nelle prime ore di martedì 20 scorso hanno eseguito due misure cautelari a carico di INNOCENTI Giosuè e del HELT Blu, rispettivamente di anni 23 e 41 di origine sinti rintracciati e poi arrestati a Santorso e Fratta Polesine.

La coppia aveva studiato un sistema, ben collaudato, per l’esecuzione fulminea di azioni furtive su autovetture in sosta e all’interno di abitazioni, da dove asportavano denaro, monili in oro oppure le borse, generalmente lasciate sul sedile dell’auto, contenenti portafogli, contante, bancomat o carte di credito e telefoni cellulari. Le azioni predatorie documentate sono una decina consumate nel periodo tra la metà di aprile e la fine del mese di ottobre 2020 nei comuni di Marano Vicentino, Zanè, Magrè e San vito di Leguzzano.

I carabinieri, che monitorano anche il web, avevano notato, tramite il gruppo pubblico creato sulle pagine Facebook “SEI DI MARANO VICENTINO”, che alcuni cittadini avevano postato varie segnalazioni di avvistamento, nelle zone del Giavenale, Marano V.no e altri comuni limitrofi, di una misteriosa coppia di ladri che si muoveva a bordo di un furgone bianco che stava terrorizzando i residenti. Infatti, i due nomadi, confondendosi come operai a bordo del furgone, gironzolavano nell’arco pomeridiano per individuare le loro vittime, pedinarle e compiere, in maniera fulminea, razzie di ogni genere.

I militari thienesi danno quindi corso a una minuziosa attività d’indagine arricchita da un’approfondita attività informativa e dall’acquisizione di riscontri precisi e puntuali che permetteva di individuare innanzitutto il furgone Doblo’ bianco, intestato ad una “testa di legno”, utilizzata dai nomadi per compiere i vari raid. Il veicolo era stato opportunamente “imboscato” tra altre auto nella zona industriale, ben lontano dal campo nomadi vicino al Leogra dove dimoravano, proprio per non destare sospetti nelle forze dell’ordine. Da qui sono partiti i lunghi servizi di appostamento che ha permesso ai militari, dopo qualche giorno, di seguire e pedinare il furgone con a bordo quasi sempre i due ladri già noti agli operanti.

La coppia percorreva le varie zone, parcheggi di supermercati, centri abitati e, una volta adocchiata un’auto, nella quasi totalità dei casi condotte da donne, la seguivano, in attesa che si fermasse e la signora scendesse per compiere le solite commissioni. Qui, mentre uno rimaneva alla guida del furgone, l’altro scendeva e, con mossa fulminea, approfittando del breve allontanamento della conducente, apriva la portiera, prelevava la borsa, spesso lasciate sui sedili ed entrambi si allontanavo col furgone.

Le indagini quindi prendono il via subito dopo il primo furto consumato, la sera del 22 aprile 2020, sull’autovettura in sosta della 25enne dipendente della Pizzeria “Cuore Napoletano” di Marano Vicentino la quale, mentre era impegnata nelle consegne a domicilio durante il lockdown le era stato sottratto l’incasso di circa un migliaio di euro custodito nella cassettina appoggiata sul sedile dell’auto. Come si ricorderà, tale evento aveva suscitato sgomento proprio in un momento già reso difficile per i commercianti nel periodo di emergenza covid-19.

Dopo circa un mese e precisamente il 19 maggio 2020, gli stessi militari, durante un difficile servizio di pedinamento a causa delle particolari zone isolate percorse dalla coppia a bordo del Doblò, che non permetteva una distanza di sicurezza tale da non pregiudicare il servizio e l’incolumità degli operanti, notavano che il furgone si era appena allontanato velocemente da una zona boschiva nella zona di Monte Magrè.

I militari, insospettiti, dopo essersi addentrati nel bosco a 400 metri dalla strada principale e dopo aver eseguito un attento sopralluogo, scorgevano nascosta tra la folta vegetazione una fiammante Fiat Abarth 500 che era appena stata rubata pochi minuti prima vicino alla Chiesa di Magrè. Anche in quest’occasione, il proprietario era giunto nel centro cittadino e sceso dall’auto si era recato al bar, lasciando le chiavi inserite nel quadro.

Ad un certo punto, sentiva il rombo particolare delle sua auto e, affacciandosi sulla porta dell’esercizio pubblico, scopriva che era appena sparita. Immediatamente allertava il 112 che diramava immediatamente le ricerche e permetteva così l’immediato recupero del mezzo e la restituzione al legittimo proprietario. In quell’occasione non sono mancate da parte del bravo cittadino le espressioni di stima e di grande soddisfazione rivolte alla Benemerita, vista la sorprendente tempestività con cui era rientrato in possesso del suo bene subito dopo il furto.

L’ultimo evento, con le stesse modalità esecutive, veniva consumato il 30 ottobre successivo, ai danni di una cinquantenne di Malo. Anche qui, come nei precedenti eventi e in tutti gli altri documentati, la donna a bordo della propria utilitaria era appena giunta nel cortile del Centro Diurno per Anziani “Brolatti” di Marano Vicentino pronta per caricare la suocera che l’attendeva all’ingresso in carrozzina. A quel punto, a pochissimi metri di distanza la vittima scorgeva la sagoma di un giovane che fulmineamente si stava allontanando a bordo di un’utilitaria di colore nero della quale riusciva a notare alcune sigle della targa.

Comprensibile disperazione della donna quando, subito dopo, ha scoperto che dal sedile della propria auto era sparita la sua borsa con un bel bottino. Infatti, in sede di denuncia, ha poi precisato che, per timore di subire furti in casa, quando si spostava portava con se gli ori di famiglia. Purtroppo per lei, in quella precisa circostanza, nella borsa oltre ai monili vi erano anche sedicimila mila euro in contanti.

Un bel bottino per il ladro che questa volta pare abbia agito da solo. Infatti, le immediate testimonianze raccolte e le immagini acquisite dai vari sistemi di videosorveglianza delle private abitazioni, ha permesso di individuare la Fiat Punto di colore nero, intestata fittiziamente a terze persone, che aveva quindi sostituito il vecchio furgone, nel frattempo venduto e fatto sparire dalla zona.

Nel frattempo, l’analisi delle denunce ricevute dai Carabinieri tra aprile e ottobre 2020, ha permesso la possibile connessione tra i vari eventi criminosi emersa non solo dettata dalle similitudini nei modi di rubare, ma anche dai tanti testimoni che hanno fornito una precisa e puntuale descrizione dei due giovani i quali, seppur travisati dalla mascherina di protezione, hanno portato gli investigatori a ipotizzare che tutti e dieci gli eventi erano fortemente collegati.

Quanto raccolto è stato puntualmente riportato in un’informativa articolata, inviata alla Procura della Repubblica di Vicenza, che ha permesso al magistrato – Dott. Hans Roderich Blattner – che ha coordinato le indagini, di richiedere al Giudice l’emissione dei provvedimenti a carico degli indagati. Infatti, successivamente sono stati emesse le misure cautelari dal Giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Barbara Maria Trenti a carico di: HELT Blu e INNOCENTI Giosuè. I due sono attualmente sottoposti agli arresti domiciliari rispettivamente presso un campo nomadi di Fratta Polesine (RO) e presso l’abitazione di Torrebelvicino.

Le accuse per entrambi i responsabili, già noti alle forze dell’ordine per analoghi reati commessi in altre località della provincia di Vicenza sono di concorso in furto aggravato e continuato per un danno patrimoniale complessivo di circa 35 mila euro. Un’attività d’indagine, ferma e decisa per colpire e frenare un fenomeno predatorio che potenzialmente causa, non solo danni economici ma soprattutto gravi ripercussioni sulla sicurezza percepita dei cittadini ed in particolare gli abitanti già esasperati della zona di Giavenale, San Vito di Leguzzano e dintorni.