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Coincidenze inquietanti

Dopo il 18enne di Bassano morto in dad, un altro ragazzo a Roma: c’entra di nuovo il nitrito, si parla di suicidio

Inizialmente si era ipotizzato che il giovane studente del Fermi di Bassano avesse utilizzato il nitrito di sodio per scopi "ricreativi".

Dopo il 18enne di Bassano morto in dad, un altro ragazzo a Roma: c’entra di nuovo il nitrito, si parla di suicidio
Cronaca Bassano, 03 Maggio 2021 ore 13:50

Due casi in pochi giorni. Anzi, tre. Lo stesso comun denominatore: giovanissimi trovati senza vita e sotto la lente c’è di nuovo il nitrito di sodio. Se per il caso di Matteo Cecconi, il 18enne di Bassano del Grappa trovato morto lunedì 26 aprile 2021 in casa durante una pausa dalla dad, ancora non si esclude alcuna pista e si attende l’esito dell’autopsia), per un 19enne morto a Latina in circostanze simili la pista più accreditata sembra quella del suicidio.

Studente morto in Dad: il caso a Roma

Si era accasciato a terra in una pausa tra una lezione e l’altra, mentre si trovava nella propria abitazione in didattica a distanza. Da solo. Ed era stato il padre, una volta rientrato dal lavoro, a trovarlo sul pavimento. A nulla erano serviti i soccorsi: il 18enne Matteo Cecconi, studente al quarto anno dell’Itis Fermi di Bassano del Grappa, scuola in cui aveva anche il ruolo di rappresentante d’istituto, era morto.

Sulle cause del decesso del giovane, però, si erano aperti da subito diversi scenari, poiché proprio nell’abitazione (e le indagini successive avevano accertato quanto ipotizzato), era stata trovata una discreta quantità di nitrito di sodio, una sostanza utilizzata, per esempio nei coloranti, ma che diventa letale se assunta in modo incontrollato. Si era ipotizzato anche un uso “ricreativo” del prodotto chimico acquistato dal ragazzo a pochi euro su internet, ma quanto accaduto nel Lazio sembrerebbe gettare una luce ancor più oscura su quanto accaduto.

19enne suicida: c’entra ancora il nitrito

Ha lasciato un video ai suoi genitori, li ha salutati, ha spiegato le motivazioni che l’hanno portato a compiere il gesto estremo. E poi si è tolto la vita. Il caso di Fabio, 19enne romano, studente del linguistico di Latina, ha sconvolto tutta la Penisola. Perché al di là del dramma del giovane, apre un tema che ormai deve essere affrontato. Fabio è il terzo giovanissimo che si toglie la vita assumendo sostanze chimiche comprate sul web.

Le domande a cui gli inquirenti dovranno dare una risposta sono molte. Tra queste, sicuramente, nel caso del 18enne di Bassano, prima di tutto se è stato effettivamente il veleno a ucciderlo. E poi, in seguito, se il giovane ha fatto tutto da solo. E’ stato “istruito” da qualcuno nel prepararsi il cocktail letale? Oppure si è informato su internet?

Difficile a dirsi al momento. Senza dubbio i lunghi periodo di lockdown hanno fatto innescare delle reazioni imprevedibili in moltissimi ragazzi, facendo riemergere criticità che magari, con le lezioni in presenza, sarebbero risultate più evidenti agli occhi degli insegnanti o dei compagni di scuola.

Ieri la mamma del ragazzo romano Fabio, Lisa Perillo ha lanciato un appello a tutti i genitori che hanno perso un ragazzo/a a causa della “maledetta sostanza”, a contattarli. Il figlio si era appena diplomato al linguistico, e il 9 dicembre 2020 ha salutato i suoi genitori con un video girato in una stanza dell’Hotel Giglio dell’Opera alle spalle della Stazione Termini, a Roma, prima di ingerire un quantitativo letale di veleno.

Il terzo caso sempre a Roma, la “moda” del suicidio

Aveva preso una stanza in un bed & breakfast, si era versato dell’acqua in un bicchiere e poi aveva sciolto il nitrito di sodio. Giusto pochi sorsi sono bastati a un altro giovane, anche lui 19enne e studente, morto nel mese di febbraio del 2020. Aveva chiamato il 112, si era pentito, aveva chiesto aiuto. Ma quando l’ambulanza era arrivata in quel bed & breakfast alle porte di Roma, non c’era più nulla da fare. Il giovane era morto.

Droghe sintetiche, farmaci, sostanze chimiche tossiche, veleni. Su internet, si sa, c’è di tutto. E tra questo “tutto”, purtroppo, ci sono anche, appunto, prodotti letali. A portata di mano, di chiunque. Anche di giovanissimi. La morte dei tre giovani, purtroppo, ne è la prova: per almeno uno di loro, il 18enne di Bassano, è stato accertato l’acquisto del materiale su un sito, a pochi euro.

E a questo punto occorre davvero far luce su questo mondo sommerso (forse solo per i genitori) che invece sta diventando sempre più uno scenario condiviso tra i giovani. Ragazzi che si scambiano informazioni su pericolose sostanze chimiche, “guru” che spiegano come creale cocktail letali, per arrivare pure a challenge che portano, sempre più spesso, a superare limiti, fino al più tragico epilogo.

Blackout, blue whale: i social e le “istigazioni”

Il limite tra “invito” e “istigazione”, al momento è molto sottile, quasi non si riesce davvero a distinguere. Si ricorderanno i casi, drammatici, avvenuti nei mesi scorsi: primo tra tutti, quello che aveva visto come vittima una bimba di 10 anni di Palermo, che avrebbe usato la cintura di un accappatoio per privarsi del respiro, proprio per partecipare a una delle folli gare promosse su alcuni social network.

In quel caso si trattava della Blackout challenge: la “sfida” è quella di trattenere il respiro per il maggior tempo possibile, stringendo un laccio attorno al collo, per sperimentare sensazioni simili alla perdita di conscienza. Ma in precedenza si era già parlato di pericolose challenge. Per esempio per molti mesi aveva tenuto banco la sfida “Blue whale”, un vero e proprio gioco dell’orrore, che solo in Russia è costato la vita a 157 adolescenti.