INDAGINE

Caos autovelox: scomparso da Rosà perito che doveva testimoniare a Cosenza sulla controversia

Il consulente chiave Antonio Menegon, 68enne di Tezze sul Brenta, è sparito dal 3 gennaio 2026

Caos autovelox: scomparso da Rosà perito che doveva testimoniare a Cosenza sulla controversia

Il caos degli autovelox in Italia è a un punto di svolta: la Cassazione ha sancito l’illegalità dei dispositivi solo “approvati” ma non “omologati”, annullando migliaia di multe e aprendo la strada a inchieste per frode in pubbliche forniture. Al centro della bufera il sistema T-EXSPEED 2.0, oggetto di sequestri partiti dalla Procura di Cosenza. Proprio in questo scenario si inserisce un giallo inquietante: la scomparsa di Antonio Menegon, il “super perito” atteso in tribunale per testimoniare contro le aziende fornitrici.

Il 68enne è svanito nel nulla il 3 gennaio 2026 dal suo studio di Rosà, lasciando computer acceso, chiavi e cellulare. Sebbene un messaggio sui social lasci ipotizzare un allontanamento volontario, la Procura non esclude scenari più oscuri, ricordando i precedenti inquietanti subiti dall’uomo, tra file spariti e auto incendiate. Mentre l’udienza è slittata al 23 marzo, resta il dubbio: Menegon è vittima del peso dell’indagine o di un disegno per fermare la sua verità sui dispositivi irregolari?

La vicenda giudiziaria degli autovelox

Nella controversia sull’omologazione dei dispositivi, la Cassazione ha stabilito che gli apparecchi solo “approvati” ma non formalmente “omologati” sono illegittimi, rendendo nulle le multe elevate e configurando reati come frode in pubbliche forniture per i fornitori.

Ciò ha aperto un contenzioso tra Ministero dei Trasporti, che vorrebbe validare gli autovelox “approvati”, e la Cassazione che afferma, invece, come approvazione e omologazione sono procedure distinte, con l’omologazione che richiede test più rigorosi.

Autovelox da foto d’archivio

La differenza tra i due termini è determinante, per quanti ricorrono avverso le sanzioni da autovelox, poiché se nel verbale è indicato solo “approvato”, il ricorso è più facile; se invece è scritto “debitamente omologato”, si rischia una querela di falso per dimostrarne l’irregolarità e la Corte di Cassazione con sentenza del 5 novembre 2025, ha dichiarato illegittimi gli autovelox approvati ma non omologati, annullando le multe e aprendo indagini penali per frode e falso ideologico.

Conseguenze per i Comuni

Le Amministrazioni che usano dispositivi non omologati rischiano migliaia di ricorsi, annullamenti di multe e rimborsi, oltre a responsabilità penali.

Conseguenze per i Cittadini

Multa con autovelox “approvato”: il ricorso si fa avanti al Giudice di Pace.
Multa con “omologato”: l’iter è più complesso e potrebbe essere necessaria una querela di falso per dimostrare l’irregolarità.

Chi ha fornito e usato apparecchi solo approvati risponde di frode in pubbliche forniture e falso ideologico nei verbali.

Se l’apparecchio non è omologato, non può essere usato come fonte di prova dell’eccesso di velocità, punto.

Casi sempre nuovi

Quello che ci porta a Cosenza è il sequestro preventivo di vari dispositivi di rilevazione della velocità T-EXSPEED 2.0, forniti a più Comuni da una società privata e che alcuni comuni come Venezia, Vicenza, Modena, nei contratti e nei capitolati definivano tranquillamente per “omologati”, mentre in realtà risultavano solo “approvati” o, manco.

Così la Procura di Cosenza sui dispositivi T-EXSPEED 2.0 aveva aperto una inchiesta per presunta frode negli appalti pubblici, causa la fornitura di autovelox non conformi e privi di omologazione valida. Ciò aveva portato al sequestro degli apparecchi e alla messa in discussione delle relative multe in tutta Italia.

La testimonianza di Menegon

Avanti a quella Procura, il vicentino Antonio Menegon, super perito in materia, avrebbe dovuto testimoniare, se non che alla testimonianza non è potuto arrivare in quanto scomparso: per allontanamento volontario, trattenuto, rapito?

Le ipotesi sono tante ed anche sulla sua sparizione ora è aperto un fascicolo dalla Procura di Vicenza.

Menegon, 68enne di Tezze sul Brenta, consulente chiave nell’indagine aperta dalla Procura di Cosenza sulla regolarità dei dispositivi di rilevazione della velocità, è sparito dal 3 gennaio 2026.

Di lui non si hanno notizie dopo la sparizione improvvisa avvenuta prima di potersi recare al Tribunale di Cosenza per l’Udienza Preliminare di un processo nel quale sono indagate aziende genovesi e calabresi proprio per ipotizzati reati di frode in pubbliche forniture e falso ideologico.

L’udienza, intanto, anche per altri motivi è stata rinviata al 23 marzo 2026.

La scomparsa di Menegon

Le ultime tracce di Menegon risalgono alla sera del 2 gennaio 2026 quando venne ripreso dalle telecamere di videosorveglianza a Rosà dove era sceso da un furgone in via Garibaldi, per andare al suo studio sito alla Veneto Art Gallery, dal quale non sembrerebbe poi più uscito.

La denuncia di scomparsa è stata fatta dalla sorella e le ricerche dei Carabinieri, subito concentratesi sullo studio, si sono poi allargate con l’aiuto dei Vigili del fuoco a campi e canali irrigui del territorio rosatese, proprio non essendo esclusa neppure l’ipotesi di un insano gesto da parte del perito che avrebbe sul suo profilo LinkedIn aveva scritto: “Sono stanco, per me è tempo di andare, qualcun altro continuerà il mio lavoro”.

Rapimento?

Che potesse trattarsi di un rapimento, però, non veniva affatto escluso dalla Procura, poiché Menegon avrebbe lasciato in ufficio la giacca, il cellulare, il computer ancora acceso e le chiavi dell’auto e del suo furgone regolarmente parcheggiati.

Se a ciò si aggiungono altri due episodi già denunciati quali l’auto incendiatagli un anno fa e, prima ancora, la sparizione di files dal computer, beh il quadro si complica, ancorché impedire al Menegon che ha già depositato la sua perizia al Tribunale di Cosenza di partecipare al processo, non avrebbe alcun senso.