Odiosi reati

“Badante killer” a processo e già senza sconti di pena

Il processo avanti alla Corte d'Assise di Vicenza si è aperto ieri per la badante che si trova in carcere a Verona e rischia l'ergastolo

“Badante killer” a processo e già senza sconti di pena

I nodi arrivano al pettine, per Paola Pettinà, soprannominata la “badante killer”: 46enne vicentina a processo con l’accusa di aver ucciso anziani assistiti somministrando loro dosi massicce di psicofarmaci.

Il processo avanti alla Corte d’Assise di Vicenza si è aperto ieri, 9 gennaio 2026, per la badante che si trova in carcere a Verona e rischia l’ergastolo, senza possibilità di sconti di pena, nelle prossime udienze previste per il 26 gennaio e il 10 aprile 2026.

Contestati omicidi e tentati omicidi

La Pettinà è accusata dell’omicidio di due anziane e di sette avvelenamenti, alcuni dei quali classificati come tentati omicidi. Tra le vittime figurano anche persone a lei vicine, come l’ex compagno, finito in ospedale per overdose di ansiolitici e la madre di un compagno. I reati sono stati commessi tra il 2022 e il 2024 nel Vicentino e nel Padovano.

Modus operandi

Sedicente badante in quanto priva delle necessarie competenze professionali, essa veniva assunta tramite passaparola e pare utilizzasse cocktail letali di farmaci, in particolare benzodiazepine e tranquillanti, per stordire o uccidere le vittime.

A ciò si aggiungono accuse quali rapina aggravata, spaccio e autoriciclaggio. In un caso, avrebbe stordito un’anziana per derubarla dei gioielli, poi rivenduti.

L’udienza del 9 gennaio 2026

La Corte d’Assise di Vicenza ieri ha negato il rito abbreviato a Paola Pettinà. Addio a sconti di pena, dunque, per l’accusata che non era in aula dove, invece, sono giunti i familiari delle vittime che le affidavano i genitori anziani bisognosi di assistenza che lei, all’apparenza curava amorevolmente conquistandone in fretta la fiducia.

Da Sandrigo

I familiari di Imelda Stevan, ovvero la pensionata che la falsa badante avrebbe riempito di farmaci ipnotico-sedativi, hanno raccontato del stato del torpore continuo della mamma, indotto forse dall’avvelenamento.

Da Breganze

Chiedono giustizia anche da Breganze, mentre riferiscono che è solo grazie allo scrupolo del medico di base se i genitori con ancora qui. Anche in questo caso la Pettinà era premurosa e sempre presente, ma i due anziani coniugi stavano sempre peggio. Dall’allontanamento della badante tutto è cambiato.

Da Dueville

Giustizia si aspetta per sé e per le altre famiglie coinvolte in questo caso, chiedeva anche Cristina Rinaldo, figlia di Luisa Gasparotto di Dueville che, contesta la Procura, è stata stordita di coi farmaci e poi derubata dei suoi gioielli.

Anche in questo caso le condizioni sono peggiorate e lo stato di torpore era continuo dopo l’arrivo della badante, finché in uno dei tanti ricoveri l’anziana non risultò drogata di benzodiazepine.

Se siamo in presenza di una amorevole ancorché non qualificata assistente o di una killer seriale che si è macchiata di odiosi reati, ce lo diranno le udienze del 26 gennaio e del 10 aprile 2026.