Assalto alla Zancan Gioielli di Nanto (dieci anni dopo): "Hanno fatto un disastro"
Svegliato grazie al sistema d'allarme, il proprietario è intervenuto sparando dei colpi in aria, facendo fuggire così i rapinatori

Dopo dieci anni è riaccaduto, nella notte tra mercoledì 2 e giovedì 3 aprile 2025 dieci persone mascherate hanno provato a rapinare Zancan Gioielli a di Ponte di Nanto, dello stesso proprietario della gioielleria coinvolta nel caso di Graziano Stacchio, nel febbraio del 2015.
Zancan coinvolto in un altro tentato furto a dieci anni dal caso Stacchio
I ladri avrebbero provato ad introdursi nell'azienda orafa dalla pista ciclabile, un tratto della Treviso-Ostiglia, tagliando le inferiate con la fiamma ossidrica.
Il proprietario, Robertino Zancan (in copertina), si è svegliato per l'allarme dello stabile e, capendo cosa stesse accadendo, si è recato sul posto nel cuore della notte. Una volta arrivato, da una posizione protetta ed esterna all'azienda, ha sparato dei colpi d'arma da fuoco in aria, spaventando così i rapinatori e facendoli fuggire.
Ciononostante, i ladri erano riusciti, sfruttando la macchina aziendale come ariete contro il garage, ad arrivare fino a un ingresso interno, fortunatamente blindato, che hanno cercato di sfondare con un martello, come si può vedere dalle telecamere di sorveglianza, ma senza successo.

I Carabinieri sul posto hanno trovato le bombole della fiamma ossidrica abbandonate dai malviventi in fuga e, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero servite non solo per accedere allo stabile, ma anche per aprire le casseforti della gioielleria. La mattina Robertino ha voluto sottolineare:
"Mi hanno fatto un disastro, quando sono arrivato io sentivo dei colpi enormi però la macchina era dentro il garage che abbiamo, il basculante era sfondato, riuscivo solo a intravedere, ma immaginavo cosa stessero facendo però non potevo saperlo per certo".
Il proprietario ha dichiarato ai microfoni del Tgr:
"Io ho rischiato quattro volte di morire, per fare cosa? Il mio diritto sarebbe anche che, chi di dovere bloccasse questa cosa perché bisogna fermarla a monte".
Per poi continuare con:
"Io non ho neanche più paura, mi viene dopo, è istinto. Ma si può vivere in questa maniera qua? Gli animali vivono d'istinto, no le persone."
Successivamente il giornalista gli ha domandato se avesse già pensato di chiudere:
"Più di qualche volta, è che ho 60 famiglie che mi hanno aiutato a far grande quest'azienda".
Sull'accaduto è intervenuto anche il consigliere regionale di FdI Joe Formaggio, dichiarando:
"Uno per lavorare non può perdere il sonno per proteggere la propria bottega e la propria famiglia, ricordo che Robertino è stato sequestrato in casa e gli hanno distrutto l'altro negozio e questa volta si è arrangiato alle 3 del mattino da solo. Gli hanno sequestrato anche le armi, sarà una procedura che viene fatta di default, però non lo trovo giusto. Siamo arrivati veramente all'assurdo perché ci danno la multa se lasciamo il finestrino aperto e se ci difendiamo, non va assolutamente bene. Sentirò anche Roma per capire se possiamo, anche perché solo noi possiamo fare qualcosa".
Il flashback di dieci anni fa
Di fatto, questa rapina ha riportato a galla brutti ricordi per Robertino Zancan, risalenti a dieci anni fa. Era infatti la sera del 3 febbraio 2015, quando Graziano Stacchio sparò e uccise un rapinatore durante il tentato colpo alla gioielleria Zancan, poi chiusa.

Il benzinaio intervenne per difendere la commessa che si trovava all'interno del negozio e, sparando, colpì un rapinatore a una gamba. Quest'ultimo fu abbandonato dai complici e morì dissanguato.
Dopo essere stato iscritto alla lista degli indagati, con l'accusa di "eccesso colposo di legittima difesa", Stacchio fu dichiarato non colpevole poiché non stava mirando a parti vitali, nonostante i rapinatori armati di kalashnikov lo stessero facendo.
Dopo la tentata rapina di questa settimana, il benzinaio ha dichiarato:
"Quando ho fatto il militare mi hanno insegnato le armi non sono fatte per uccidere, ma solo per difendere e difendersi, anche in guerra. Per cui diciamo che in mano a certe persone, come mi è successo dieci anni fa, io cosa dovevo fare?"