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Sviluppi nelle indagini

Aggredito dal padre ubriaco lo ammazzò: non era vero, l’aveva drogato lui

Inizialmente si era dato credito al 18enne, che aveva affermato di aver colpito a morte il papà per difendersi. Ma le indagini approfondite hanno svelato cosa è realmente successo quel tragico 19 agosto 2020.

Aggredito dal padre ubriaco lo ammazzò: non era vero, l’aveva drogato lui
Cronaca Vicenza, 13 Aprile 2021 ore 13:17

Nella tarda serata di ieri è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Valdagno – Nucleo Operativo Radiomobile l’ordinanza con cui il Giudice per le indagini Preliminari di Vicenza, su richiesta di questa Procura, ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Raoul SINGH, di anni diciotto, per il delitto di omicidio aggravato in persona del padre Arvinder SINGH, attinto nel pomeriggio del 19 agosto 2020 da più colpi di coltello all’addome all’interno della casa di abitazione in Arzignano.

Stordisce il padre con un mix di alcol e psicofarmaci per accoltellarlo a morte

Il ragazzo aveva dichiarato di aver agito in legittima difesa, propria e della madre. Aveva raccontato che, al loro ingresso in casa, il padre, ubriaco, li aveva aggrediti con un coltello da cucina, ferendolo sul braccio e sullo zigomo, costringendolo a disarmarlo e a colpirlo a sua volta. A detta di Raoul SINGH e della madre, Arvinder SINGH – anche a causa di problemi di alcolismo – si era reso responsabile di plurimi episodi di violenza, che avevano spinto i congiunti a denunciarlo e ad allontanarsi dalla casa famigliare con l’aiuto del centro antiviolenza. In particolare, Raoul ha raccontato di essere stato aggredito con un coltello anche la sera del 18 agosto, mentre dormiva nella sua camera, riportando delle ferite sul braccio e ricevendo un pugno al volto.

La ricostruzione difensiva del giovane era stata accolta dal Tribunale del riesame di Venezia che, nel mese di settembre 2020 aveva annullato la misura cautelare della custodia in carcere disposta a seguito dell’arresto in flagranza. Le indagini svolte nei mesi successivi hanno consentito di modificare il quadro indiziario a carico del SINGH, nei cui confronti la Procura della Repubblica di Vicenza ha chiesto ed ottenuto l’ emissione di altra ordinanza di custodia cautelare.

Le risultanze investigative infatti hanno smentito – secondo la ricostruzione degli inquirenti – la versione dei fatti sostenuta da Raoul SINGH anzitutto in ordine alla presenza della madre in occasione della condotta omicidiaria, esclusa in base all’ esame della geolocalizzazione degli apparecchi cellulari.

Il consulente medico-legale, in sede di autopsia sul cadavere di Arvinder SINGH, ha riscontrato l’assenza di lesioni da difesa e la presenza di alcol e psicofarmaci ad effetto sedativo, rilevando il probabile stato di non reattività in cui si trovava l’uomo al momento dell’accoltellamento. L’autopsia inoltre ha individuato sul cadavere sei distinte lesioni – contraddicendo le dichiarazioni del figlio in ordine ad una reazione meramente difensiva – mentre sulla persona del Raoul SINGH sono state riscontrate ferite estremamente superficiali, di fatto delle abrasioni, difficilmente compatibili con le caratteristiche lesive del coltello utilizzato.

Amici e colleghi di lavoro del Avinder SINGH hanno descritto la vittima quale persona mite i cui problemi di alcolismo si erano riacuiti nel mese di febbraio 2020, dopo anni di quiete, quale conseguenza di una profonda crisi coniugale. Gli accertamenti svolti sugli apparecchi cellulari e gli esiti delle operazioni di intercettazione svolte sulle utenze in uso alla madre ed alla sorella di Raoul hanno peraltro consentito di accertare che la ferita alla mascella del giovane – accreditata quale conseguenza della condotta lesiva del padre la sera del 18 agosto – era stata invece conseguenza di una rissa tra coetanei alla quale il SINGH aveva preso parte quello stesso giorno e che era stato lo stesso giovane a prodursi le lesioni sul braccio, al fine di precostituire la tesi della scriminante della legittima difesa.