Giustizia e salute mentale

Patto a Vicenza tra Tribunale, Procura e Ussl: nuove regole per i soggetti psichiatrici

Tribunale, Procura e ULSS 8 Berica e 7 Pedemontana siglano un’intesa unica in regione per gestire custodie cautelari, misure di sicurezza e percorsi terapeutici.

Patto a Vicenza tra Tribunale, Procura e Ussl: nuove regole per i soggetti psichiatrici

È stato firmato questa mattina presso il Tribunale di Vicenza un protocollo provinciale innovativo, primo in regione, per la gestione delle persone con sospette patologie psichiatriche e dipendenze nel contesto penale. L’intesa coinvolge Tribunale di Vicenza, Procura della Repubblica, ULSS 8 Berica e ULSS 7 Pedemontana, e mira a coniugare esigenze terapeutiche, sicurezza e corretto svolgimento delle procedure giudiziarie.

Un accordo innovativo per i soggetti fragili

Il protocollo interviene in alcuni dei momenti più delicati del percorso giudiziario. In caso di arresto in flagranza, quando emergono fondati sospetti di gravi problemi psichiatrici, la persona viene immediatamente accompagnata in Pronto Soccorso per una valutazione specialistica. Solo sulla base di questo primo accertamento, e in stretto coordinamento con l’Autorità Giudiziaria, si decide l’eventuale ricovero, volontario o tramite trattamento sanitario obbligatorio.

Uno dei punti centrali dell’accordo riguarda anche il carcere. La detenzione non viene più considerata un passaggio automatico: l’Unità Operativa Salute in Carcere è chiamata a valutare se le condizioni psicopatologiche siano compatibili con la permanenza in struttura. In caso di incompatibilità oggettiva, vengono attivati percorsi alternativi, costruiti su progetti terapeutici e riabilitativi personalizzati, e quando possibile sulla misura della libertà vigilata. L’obiettivo è tutelare la collettività senza rinunciare al diritto alla cura, evitando soluzioni rigide che rischiano di compromettere ogni possibilità di recupero.

Un altro passaggio chiave riguarda le perizie. È stato infatti introdotto un quesito standard per i periti, che permette di valutare in modo più completo il nesso tra stato psicopatologico e condotta, la pericolosità sociale e le reali esigenze terapeutiche, in stretto raccordo con i Dipartimenti di Salute Mentale e i Ser.D. In questo modo le decisioni giudiziarie possono poggiare su valutazioni più solide e coerenti con i percorsi di cura.

Il protocollo introduce inoltre canali di comunicazione diretti e immediati tra magistratura e servizi sanitari, anche per le urgenze, con referenti chiaramente individuati. Questo consente decisioni più rapide e garantisce maggiore sicurezza sia per gli operatori sia per i pazienti, anche all’interno dei reparti psichiatrici. L’accordo prevede infine percorsi di formazione congiunta, per costruire un linguaggio comune tra mondo giuridico e mondo sanitario e rafforzare una collaborazione che diventa strutturale.

Le parole delle autorità

Il Presidente f.f. del Tribunale di Vicenza, Giuseppe Limitone, sottolinea come il protocollo consenta di calibrare la limitazione della libertà personale sulla specificità di ogni singolo caso, garantendo celerità nello scambio di informazioni e perseguendo allo stesso tempo la tutela della collettività e il reinserimento sociale.

Il Procuratore Capo Lino Giorgio Bruno evidenzia come l’intesa renda più rapidi ed efficaci i rapporti tra Uffici giudiziari e Servizi psichiatrici, permettendo di occuparsi delle persone indagate in modo più completo già dalla fase delle indagini preliminari, senza trascurare le esigenze di sicurezza pubblica.

La Direttrice Generale ULSS 8 Berica, Patrizia Simionato, rimarca il valore di una vera integrazione tra linguaggio clinico e linguaggio giuridico, che consente di costruire percorsi riabilitativi concreti, tempestivi e centrati sulla dignità della persona, anche all’interno del sistema carcerario.

Il Direttore Generale ULSS 7 Pedemontana, Carlo Bramezza, sottolinea infine come la firma del protocollo rappresenti un passaggio fondamentale per evitare zone d’ombra nella gestione dei soggetti fragili, garantendo sicurezza agli operatori e continuità dei percorsi di cura anche durante il procedimento penale.