Verità online

L’eurodeputata Alessandra Moretti (PD) denuncia gli haters: “La violenza online è violenza vera”

La politica vicentina ha deciso di passare dalle parole ai fatti e ha querelato

L’eurodeputata Alessandra Moretti (PD) denuncia gli haters: “La violenza online è violenza vera”

Non è un periodo felice per l’eurodeputata Alessandra Moretti, che ha deciso di passare dalle parole ai fatti e ha querelato alcuni degli utenti che, sotto i suoi post social, l’hanno bersagliata con insulti sessisti e offensivi. Commenti che nulla hanno a che fare con il confronto politico e che puntano solo a colpire la persona, con frasi come inviti a “tornare a fare p…i“, allusioni sulla sua vita sessuale o insinuazioni su come sarebbe arrivata al suo ruolo.

Secondo Moretti, il discorso d’odio online colpisce soprattutto le donne che si espongono pubblicamente e che fanno sentire la propria voce. Molte ragazze, spaventate dalla violenza verbale sui social, finiscono per rinunciare all’impegno politico.

“È tempo di capire che la violenza online è violenza  ed è tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

Ha sottolineato.

A rendere questo momento ancora più complesso, l’eurodeputata è recentemente stata coinvolta nel caso Qatargate, che ha visto la revoca della sua immunità parlamentare in un contesto che lei definisce “ingiustizia politica”.

Il post Instagram di denuncia

In un recente post su Instagram, Moretti ha condiviso la propria soddisfazione per aver querelato chi l’ha insultata online, denunciando commenti volgari e sessisti sotto ai suoi post. Ecco il contenuto del post:

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Alessandra Moretti (@alessandramorettipd)

Insulti, minacce e un clima che va avanti da anni

Non è la prima volta che Moretti si trova a fare i conti con attacchi di questo tipo. Già in passato, anche fuori dai social, non erano mancati episodi pesanti: qualche anno fa un parlamentare le rivolse, insieme ad altre colleghe, una frase volgare e offensiva che fece molto discutere. Con i social, però, tutto è diventato più semplice e più violento: basta un post su una proposta politica per scatenare una valanga di insulti.

Chi l’ha attaccata, sentendosi protetto da uno schermo e da una tastiera, ora dovrà rispondere delle proprie parole. E non si tratta solo di offese: negli anni Moretti racconta di aver ricevuto anche minacce gravissime, comprese minacce di sfregio con l’acido e attacchi rivolti ai suoi figli. «Io ho gli strumenti per difendermi – spiega – ma il messaggio che voglio lanciare a tutte le donne è chiaro: mai rinunciare ai propri diritti, mai rinunciare alla denuncia».

Dal caso Phica alle denunce collettive

La scelta di ricorrere alle vie legali non è nuova. Era già successo la scorsa estate, quando Moretti, insieme a molte altre esponenti politiche, aveva scoperto di essere finita a sua insaputa sulla piattaforma hot Phica. In quell’occasione si era alzata una protesta trasversale e anche Elena Donazzan aveva preso posizione, raccontando di aver deciso da tempo di denunciare sistematicamente chi la insulta online e di devolvere eventuali risarcimenti in beneficenza.

Ora la linea è chiara: denunciare. E i cosiddetti “leoni da tastiera” rischiano davvero grosso. Gli insulti e le minacce online sono reati, e sempre più spesso portano a condanne e a risarcimenti anche pesanti.

“Non pensate di essere impuniti perché state commettendo un reato”.

È il messaggio di Moretti.

Le querele, insomma, non servono solo a fare notizia. Servono a lanciare un segnale preciso: chi usa l’odio come arma deve cominciare a pagarne le conseguenze. E, questa volta, anche care.