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Coppia gay di Vicenza vuole adottare: Tribunale minori rimanda il caso alla Consulta

Il Tribunale per i minorenni solleva il caso di due quarantenni berici per discriminazione nell'adozione internazionale

Coppia gay di Vicenza vuole adottare: Tribunale minori rimanda il caso alla Consulta

Una coppia di Vicenza ha portato la questione della genitorialità nelle unioni civili davanti alla Corte Costituzionale. I due quarantenni berici, legati da un rapporto pluriennale e uniti civilmente dal 2019, hanno richiesto al Tribunale per i minorenni di Venezia l’idoneità all’adozione internazionale.

Attualmente, l’articolo 29 bis della legge 184/1983 preclude questa possibilità ai partner dello stesso sesso, nonostante la recente sentenza 33/2025 della Consulta abbia già rimosso il divieto per le persone singole. I magistrati hanno definito l’esclusione dei due vicentini un effetto irragionevole e non giustificato dal punto di vista costituzionale.

La valutazione di idoneità nel territorio berico

Il percorso dei due richiedenti vicentini è stato analizzato attraverso indagini psicosociali condotte dalle strutture sanitarie locali. Le relazioni tecniche descrivono un nucleo familiare solido, fondato su stima reciproca e stabilità affettiva.

Durante le audizioni, i due partner hanno manifestato la volontà di accogliere un minore straniero in stato di abbandono, offrendo le proprie risorse educative e materiali.

“Non chiediamo di essere pionieri, ma di essere valutati per ciò che possiamo offrire a un bambino senza riferimenti”.

Hanno dichiarato i due quarantenni. Il Tribunale ha riscontrato nella coppia risorse idonee per farsi carico di minori in situazioni di fragilità.

Il paradosso normativo tra single e unioni civili

L’ordinanza di rinvio evidenzia un’incongruenza basata sul principio di uguaglianza. Se i due quarantenni di Vicenza non avessero formalizzato il proprio legame, ciascuno di loro potrebbe oggi avviare la pratica di adozione come persona singola, grazie ai nuovi orientamenti della Corte Costituzionale, quindi l’unione civile da essere un traguardo è diventata un vincolo.

L’avvocata Valentina Pizzol, legale dei ricorrenti, ha sottolineato come la normativa attuale sembri premiare la frammentazione del nucleo anziché la stabilità dell’unione civile. Il Tribunale ha recepito questa criticità, osservando che il matrimonio non può più essere considerato l’unico modello per certificare la capacità di cura e il rapporto di filiazione.

Verso la decisione della Corte Costituzionale

La palla passa ora alla Consulta, che dovrà stabilire se il divieto per le coppie unite civilmente contrasti con la Costituzione e con l’articolo 8 della CEDU. Secondo l’avvocata Eleonora Biondo, l’ordinanza rappresenta un passo necessario per superare barriere che non rispondono più all’interesse superiore del minore. Per la città di Vicenza, il caso assume un rilievo storico, ponendo due propri cittadini al centro di una decisione che potrebbe sancire definitivamente il diritto dei bambini a essere accolti in un ambiente armonioso, indipendentemente dalla tipologia del legame affettivo dei genitori adottivi.