La salute dei corsi d’acqua nella provincia di Vicenza emerge come una delle più critiche dell’intera regione secondo i risultati della campagna “Operazione Fiumi 2025 – Esplorare per custodire“. L’indagine, condotta dai volontari di Legambiente con il supporto tecnico di ARPAV, ha confermato il Retrone e il Bacchiglione come i “malati cronici” del Veneto, pesantemente colpiti da una depurazione insufficiente e da una contaminazione industriale persistente. Sebbene la fotografia scattata non sostituisca i monitoraggi ufficiali, essa fornisce dati puntuali che sollecitano interventi politici immediati per la tutela della risorsa idrica.
Batteri fecali oltre i limiti
L’analisi della presenza di Escherichia coli ha rivelato dati shock per i principali fiumi vicentini, segnale inequivocabile di una cattiva gestione degli scarichi fognari.
A Vicenza, il Bacchiglione ha registrato un valore di 17.329 MPN/100mL, superando di oltre tre volte il limite legale di 5.000 unità previsto per lo scarico di un depuratore.
| Fiume | Località |
Escherichia Coli (MPN/100mL)
|
| BACCHIGLIONE | CALDOGNO | 537 |
| BACCHIGLIONE | VICENZA | 2359 |
| BACCHIGLIONE | VICENZA – PONTE DI DEBBA | 17329 |
| BACCHIGLIONE | TENCAROLA – SELVAZZANO DENTRO | 4106 |
| BACCHIGLIONE | RONCAJETTE | 4611 |
| BACCHIGLIONE | PONTELONGO | 2359 |
La situazione è ancora più grave per il Retrone, dove sia a Vicenza che a Creazzo sono stati rilevati picchi di 19.863 MPN/100mL. L’unico punto della provincia a presentare dati rassicuranti è Caldogno, considerato un’eccezione positiva in un quadro altrimenti preoccupante.
| Fiume | Località | Escherichia Coli (MPN/100mL) | PFAS |
| RETRONE | CREAZZO | 19863 | |
| RETRONE | VICENZA | 19863 | Rilevati |
Allarme nuovi PFAS nel Retrone
Il Vicentino si conferma l’epicentro della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche, con il Retrone che ha mostrato livelli di inquinamento senza precedenti. Per la prima volta, in questo fiume sono stati rilevati i PFAS di nuova generazione come GenX e C6O4, molecole utilizzate per sostituire quelle messe al bando ma altrettanto pericolose per la salute come interferenti endocrini.

A Vicenza, il Retrone colleziona ben 12 diversi composti chimici sui 26 ricercati, superando di quattro volte il limite di sommatoria di 100 ng/L previsto dalle normative sulla potabilità. Tale contaminazione, veicolata dalle acque sotterranee, rappresenta un rischio concreto per le produzioni agricole che utilizzano queste acque per l’irrigazione.
Pesticidi e inquinamento agricolo
Non solo chimica industriale: i fiumi vicentini soffrono anche per la pressione dell’agricoltura intensiva. Molti corsi d’acqua della pedemontana non raggiungono lo stato di qualità “buono” richiesto dalle direttive europee a causa dell’eccesso di nutrienti e pesticidi.
Nel Rio Rodegotto, a Montorso Vicentino, sono stati riscontrati superamenti degli standard per il PFOS lineare, mentre nella Roggia Vienega ARPAV ha rilevato la presenza di sostanze come Boscalid e Metalaxil.

Anche il Torrente Chiampo mostra tracce significative di AMPA, il prodotto di degradazione del Glifosate, confermando una diffusione capillare di erbicidi nel bacino idrografico.
Appello per bonifiche urgenti
La gravità della situazione ha spinto le associazioni della società civile a lanciare, lo scorso novembre a Lonigo, il “Patto di Comunità per la bonifica del sito ex-Miteni di Trissino“. L’obiettivo è pretendere la messa in sicurezza immediata di un’area contaminata che coinvolge 380 km² e oltre 300.000 persone. Come dichiarato da Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto:
“È necessaria una scelta politica decisa per rendere strutturali gli interventi sulla depurazione se si vogliono tutelare l’uso futuro della risorsa idrica”.
La richiesta include il completamento delle infrastrutture idriche e nuove indagini epidemiologiche per la popolazione esposta.