Dopo 63 anni, molti dei quali chiuso dentro un baule da palcoscenico, un libretto di risparmio ha visto la luce quando Umberto Libassi ha scoperto di aver ancora ben 1000 lire da ritirare.
Trova un libretto di risparmio del ’63
Umberto Libassi, 72enne originario dell’Alta Valsassina, si stava preparando a traslocare a Valbrenta quando, nel deposito che stava affittando, ha trovato un vecchio baule. Al suo interno, oltre a vecchi copioni e tanti ricordi, anche un libretto della Cassa di Risparmio di Trieste creato il 25 ottobre 1963.
Nonostante sia ancora, ovviamente, in lire, oggi potrebbe valere una bella somma. Di fatto, per scoprire se sia valido e se effettivamente valga qualcosa, Umberto si è rivolto all’avvocato Stefano Rossi dell’Associazione Italia.
Secondo il legale quelle mille lire potrebbero valere fino a 50mila euro oggi, ma c’è un problema: la possibilità della prescrizione. In particolare, se il saldo è superiore a 100 euro, il deposito può essere etichettato come “rapporto dormiente“. Se così fosse, il controllo passerebbe nelle mani dello Stato.
Tuttavia, in questo caso il libretto di risparmio è stato scoperto nel 2025 e, non sapendone dell’esistenza, Umberto potrebbe avere ancora la possibilità di richiederli. C’è un altro problema però, la Cassa di Risparmio di Trieste nel 1999 passò sotto il controllo di Unicredit. Secondo l’avvocato dovrebbero pagare in solido proprio quest’ultima e il Ministero dell’Economia.
L’unica possibilità per Umberto Libassi è che il giudice gli riconosca che non sapeva dell’esistenza del libretto. Infatti, nel 2025 le regole sui rapporti dormienti sono cambiate, rendendo il quadro normativo ancora più complicato.
Al tempo, aprire un libretto di risparmio era una pratica molto comune e per questo motivo, secondo l’Associazione, si stima che ci siano almeno 10 milioni di euro non ritirati tra: buoni postali; CCT; BOT; libretti bancari e postali.