La Procura apre un fascicolo

L'ex Caserma Serena è ora il focolaio Covid più grande d'Italia: tensione con i migranti che rifiutano la quarantena

Tre poliziotti chiamati a sedare la rivolta sono stati contagiati e la situazione diventa oggetto di scontro per la politica nazionale.

L'ex Caserma Serena è ora il focolaio Covid più grande d'Italia: tensione con i migranti che rifiutano la quarantena
11 Agosto 2020 ore 12:44

L’ex Caserma Serena di Treviso, convertita a centro di accoglienza per migranti, è attualmente il più grande focolaio attivo di Covid in Italia. A rendere ancor più delicata la gestione della situazione è stata la rivolta violenta scoppiata all’interno delle mura nella giornata di sabato: gli ospiti si sono ribellati alla possibile decisione da parte del sindaco di trattare la caserma come se fosse una zona rossa. Tre dei poliziotti che sono stati chiamati a sedare i tafferugli sono stati contagiati, come ha confermato il tampone. Torna così al centro della cronaca l’ex caserma, mentre i casi di Covid al suo interno crescono in maniera incontrollata e l’atmosfera si fa sempre più incandescente. La Procura di Treviso ha aperto un fascicolo per accertare quanto avvenuto nel Centro dopo che in poco meno di due mesi i positivi al Coronavirus sono passati da 2 a 257.

L’ex caserma di Treviso è il focolaio Covid più grande d’Italia

E’ ormai una caso nazionale quello dell’ex caserma trevigiana Serena, convertita in un centro d’accoglienza per migranti, dove i contagi da coronavirus continuano a crescere in modo preoccupante. Sta diventando sempre più complicato imporre il regime di quarantena ad alcuni ospiti dopo la rivolta avvenuta nella giornata di sabato nella struttura, che ha portato all’arresto di un 26enne del Gambia che, dopo aver distrutto alcune attrezzature dell’infermieria, ha prima aggredito uno dei medici e poi minacciato gli agenti con una spranga di ferro. A quel punto sono intervenuti gli agenti della Questura di Treviso in tenuta antisommossa: tre di loro, nei giorni successivi, sono risultati positivi al Covid. Altri migranti hanno dato in escandescenza. L’infermeria era già stata più volte oggetto di vandalismo negli ultimi giorni a testimonianza dell’escalation di violenza che si respira fra le mura dell’ex caserma.

Condanna compatta del Centrodestra

Gli oltre 257 contagi nella caserma trevigiana su 300 ospiti hanno portato a un rimpallo di accuse tra ULSS vertici e della cooperativa. Mentre la Procura di Treviso annuncia la volontà di voler chiarezza sulle responsabilità di questi contagi anche la politica entra nel merito della vicenda. Il parlamentare trevigiano di Forza Italia, Raffaele Baratto ha affermato:

“Quello che sta accadendo alla caserma Serena è vergognoso, da giorni assistiamo ad un balletto indecoroso di polemiche mentre il rischio che il contagio si diffonda inesorabilmente aumenta a danno di cittadini ed imprese. Si tratta di un’emergenza sanitaria gravissima che impone di chiudere la Serena ermeticamente, come ha ben spiegato il DG Benazzi.”

Anche il leader del Carroccio Matteo Salvini, congiuntamente al governatore leghista Luca Zaia, si è scagliato contro i migranti affermando che senza quei centri di accoglienza non ci sarebbero stati quegli importanti focolai. Salvini ha inoltre posto l’accento, attraverso i suoi social, sui tre poliziotti rimasti contagiati per sedare la rivolta. Il Prefetto Laganà ha assicurato che la caserma è “blindata” con un cordone sanitario e di sicurezza garantito anche e soprattutto dalle Forze dell’ordine.

La posizione del Pd

Giovanni Zorzi, segretario provinciale del Partito Democratico a Treviso, prende le distanze dalle posizioni degli oppositori entrando il polemica con la decisione dell’allora ministro dell’Interno Salvini si smantellare Sprar e Cas.

“Grazie agli Sprar e i Cas, più di mille richiedenti asilo in provincia di Treviso sono stati seguiti nei loro percorsi di accompagnamento da numerose realtà del volontariato e della cooperazione del nostro territorio, inseriti in piccoli gruppi, riuscendo a imparare la lingua, valorizzare le proprie competenze professionali e rendersi utili alle comunità che li hanno accolti.”

Un equilibrio delicato

Ciò che è certo è che al momento la tensione all’interno del centro di accoglienza è alle stelle e, a causa dell’impennata di contagi e degli episodi di insofferenza sfociati in violenza (da parte di una frangia degli ospiti). L’obiettivo primario è quello di garantire la sicurezza per gli operatori e per quella fazione di migranti che pacificamente sta accettando la quarantena e che ora rischiano di finire ostaggio degli episodi di violenza di coloro che non accettano le norme volte a impedire la diffusione del virus.

 

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